Con la Libia se la veda Bruxelles. Letta molla la grana migranti all’Ue. Pressing delle Ong e il leader Pd cancella Minniti. No del M5S: rischioso stracciare gli accordi con Tripoli

Libia Letta
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Correva l’anno 2017 e al Viminale sedeva il ministro dem Marco Minniti quando veniva inaugurata una politica migratoria volta ad una collaborazione con le autorità di Tripoli per contenere il flusso sulle coste italiane di cittadini provenienti dalla Libia che da allora è stato in costante aumento. Fu infatti il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni il 2 febbraio 2017 a firmare il Memorandum d’intesa “sulla cooperazione nel campo dello sviluppo, del contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani, al contrabbando e sul rafforzamento della sicurezza delle frontiere” tra la Repubblica Italiana e lo Stato della Libia che all’epoca era rappresentato dal capo del Governo di Riconciliazione nazionale, riconosciuto dall’Unione europea e dall’Italia, Fayez Mustapa Serraj.

Come è noto, la situazione già allora era molto fluida con Serraj che di fatto controllava solo una parte di quei territori e soprattutto quello che viene oggi imputato, alla vigilia della votazione del decreto Missioni è il fatto che nell’accordo frutto delle trattative avviate da Minniti – di durata triennale e tacitamente rinnovabile – il ruolo di controllo dei flussi migratori spetti alla Guardia costiera libica. Con tanto di finanziamenti da parte dell’Italia. E sono proprio i metodi delle motovedette libiche, le violazioni dei diritti umani ai danni dei migranti e dei rifugiati che da anni vengono denunciati da Ong, parlamentari della sinistra dem, Leu e associazioni varie, a essere sotto accusa. Tanto che il segretario del Pd Enrico Letta ha deciso di prendere posizione lanciando l’idea di affidare all’Unione Europea il supporto alla Guardia Costiera libica.

“A 48 ore dal voto del Parlamento chiediamo a tutti i colleghi di non approvare la prosecuzione della missione bilaterale di assistenza alle autorità libiche per il controllo dei confini marittimi e anche le analoghe azioni nella missione Mare Sicuro”, così il deputato di Più Europa Riccardo Magi nel corso della conferenza stampa da lui organizzata ieri alla Camera alla quale hanno preso parte, fra gli altri, i portavoce di Sea Watch, Open Arms, Arci Oxfam e parlamentari di diversi gruppi. “Chi coordina gli interventi della Guardia Costiera libica come quello del 1 luglio scorso ripreso dalla telecamera di Seabird di Sea Watch, in cui la motovedetta libica fornita dall’Italia insegue, sperona e spara sull’imbarcazione carica di migranti?”, si chiede Magi, spiegando che si tratta di una domanda retorica visto che il ministro della Difesa Guerini “ha già ammesso che fino a luglio 2020 la Marina Militare Italiana presente nel porto di Tripoli ha lavorato almeno come ‘ponte-radio’ con i libici”, auspicando che “il Governo italiano faccia chiarezza”.

Ma anche nello stesso Pd la posizione è netta: “Nessuno può dire di non sapere quello che avviene nei cosiddetti campi di detenzione per migranti in Libia, perché le continue violazioni dei diritti umani sono documentate e denunciate da Onu e Consiglio d’Europa. Torture, sequestri, trattamenti inumani, detenzione arbitraria. Basta ipocrisie”, ha dichiarato ieri il senatore e membro della segreteria dem Francesco Verducci, mentre Erasmo Palazzotto di Leu, con l’ex presidente della Camera, oggi deputata dem Laura Boldrini, ha depositato diversi emendamenti per chiedere di sospendere la missione di supporto e di cancellare tutte le attività addestrative della Guardia costiera di Tripoli a partire dall’anno in corso. E oggi in piazza anche la manifestazione di protesta di 100 associazioni, Cgil e Radicali per chiedere l’interruzione della cooperazione senza garanzie sui diritti umani.

Dall’archivio: È un dovere della Libia tutelare i diritti di rifugiati e migranti. Draghi: “L’Italia farà la sua parte ma occorre incrementare e strutturare il contributo dell’Ue”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

I politici in fila dalle Lobby

Nel Paese dove il re dei conflitti d’interesse, Silvio Berlusconi, può diventare Presidente della Repubblica, che speranza ha una legge che regoli sul serio i rapporti tra lobby, politica e affari? Se a qualcuno sfuggisse la risposta, è illuminante seguire l’iter parlamentare della norma che

Continua »
TV E MEDIA