Libia, ora l’Ue parla una voce sola. Merito del lavoro di mediazione dell’Italia. Per il senatore M5S Ferrara il mondo oggi è multi-polare. “L’Italia deve dialogare con tutti e fare così gli interessi nazionali”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“L’Europa sta finalmente parlando con un’unica voce. La Conferenza di Berlino potrebbe portare a un grande risultato”. Sulla questione libica il senatore Gianluca Ferrara, capogruppo M5S in Commissione Esteri, si dice soddisfatto. Non solo in vista della Conferenza di Berlino, ma anche per la decisione di non intervenire militarmente: “Abbiamo visto cos’è successo nel 2011 con l’intervento militare infausto della Nato in Libia…”.
Paese che, peraltro, è a poca distanza dall’Italia.

La strada della violenza non è assolutamente percorribile anche per questo motivo: la Libia è a pochi km dal nostro territorio nazionale e dunque eventuali flussi migratori incontrollati potrebbero essere strumentalizzati da certi personaggi per poter generare sempre di più quella che guerra tra poveri che abbiamo visto nei mesi scorsi.
E dunque? Come si esce dall’impasse?
L’unica strada è quella tratteggiata dal ministro Di Maio e dal premier Conte: ascoltare le varie componenti che in questo periodo sono in fase di contrasto per cercare di metterli intorno a un tavolo e trovare una mediazione che possa portare alla pace. Non ci sono altre alternative per il nostro Paese: la Libia è fondamentale per noi, sia da un punto di vista economico che geopolitico.

Per qualcuno, però, finora la ricerca del dialogo non ha sortito risultati.
La Conferenza che si terrà a Berlino mi sembra già un risultato importante. Se avremo l’umiltà come Europa di parlare con un’unica voce, l’obiettivo è alla portata. I tentativi di Conte, del resto, di far dialogare Sarraj e Haftar vanno in questa direzione. Il vero problema della Libia è che, al di là della Cirenaica e della Tripolitania, ci sono i veri attori, quelli che si celano dietro Sarraj e Haftar. E la difficoltà sarà mettere d’accordo questi attori: Russia, Turchia, Arabia Saudita. Sono queste le potenze che muovono le pedine.

Crede che l’Ue si stia muovendo diversamente rispetto al passato?
Guardi, l’Europa sta realmente dimostrando un cambio di passo. E questo anche grazie al lavoro svolto, sottotraccia, dall’Italia e dalla Farnesina. D’altronde l’Ue ora deve fare una scelta di campo: continuare ad essere un insieme di Stati dove prevale il darwinismo sociale oppure far prevalrere l’idea di comunità come propugnava Spinelli. Se vogliamo essere una comunità dobbiamo parlare con un’unica voce senza fare gli interessi di uno o dell’altro.

Altro tema caldo è lo scontro tra Usa e Iran. Anche in questo caso la soluzione potrebbe essere il dialogo?
Sia l’Iran che gli Usa sono partner per noi importanti. L’Italia deve svolgere un ruolo di ponte tra queste due realtà. Purtroppo tutto nasce dalla scelta scellerata di Trump di recedere in maniera unilaterale dall’accordo firmato da Obama nel 2015 sulla non proliferazione nucleare dell’Iran. Per noi è fondamentale essere protagonisti anche in questa fase nella mediazione. Questa è la nostra politica estera: l’Italia deve agire con tutte le forze politiche, in una realtà ormai multi-polare. Anche il memorandum con la Cina va in questa direzione. Bisogna dialogare con tutti per fare gli interessi dell’Italia, non più quelli di altri poteri e Paesi. Dobbiamo superare anche da un punto di vista culturale l’idea di essere colonia di altri.