Licenziamenti Cementir, pure Caltagirone cala la testa. Accordo di massima al Mise per i 260 esuberi. I sindacati: lo sciopero generale ha pagato

di Francesco Giugni
Economia

Ha la fama di essere un imprenditore che non torna indietro sulle sue decisioni. Ma se la lotta è dura e senza paura anche il re degli industriali di Roma, Franco Caltagirone, deve mettere la retromarcia. Così il vertice di ieri pomeriggio al ministero dello Sviluppo Economico ha aperto uno spiraglio sul blocco di 100 licenziamenti in Cementir e di altri 160 in Sacci, altra azienda del settore cementifero acquistata dal Gruppo Caltagirone nello scorso luglio per 125 milioni. Molto soddisfatti i sindacati, che hanno parlato di trattativa rimessa sul binario giusto nonostante sembrasse volgere al peggio. “Ora ci aspettiamo da Caltagirone un impegno serio e responsabile per i lavoratori Cementir e Sacci, a partire dalla presentazione di un Piano industriale concreto e realmente in grado di rilanciare l’azienda”, hanno dichiarato le segreterie nazionali di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, al termine dell’incontro al Mise.

CATEGORIA SOLIDALE
La riunione di ieri era stata preceduta venerdì scorso da uno sciopero totale delle aziende coinvolte. Un segnale fortissimo per il gruppo – hanno commentato i sindacalisti – così come la presenza ieri davanti al ministero guidato da Carlo Calenda di centinaia di lavoratori giunti da tutta Italia, che hanno nuovamente scioperato. Per i 260 esuberi si profila dunque una soluzione, anche attraverso l’utilizzo di possibili ammortizzatori sociali, come ha assicurato ai confederali il viceministro Teresa Bellanova. “Gli incontri già fissati con l’azienda il 2 e il 7 novembre prossimo, e il nuovo vertice al Mise in programma il 14, saranno le occasioni per dare risposte certe ai lavoratori e per porre le basi per il rilancio del Gruppo, in tutti i siti produttivi”, hanno concluso le tre sigle.

PLAYER NAZIONALE
Cementir, una delle principali società produttrici di cemento e calcestruzzo in Italia, dopo l’acquisizione della concorrente Sacci, oggi controlla circa il 18% dell’intero mercato nazionale, oltre ad avere commesse importantissime – anche attraverso altre controllate – sul piano internazionale. Ciò nonostante l’azienda ha annunciato il piano di riduzione dei dipendenti, scatenando l’ira dei sindacati. “Non è possibile che il quarto polo del cemento italiano mandi a casa 260 persone”, protestano i confederali, accusando Caltagirone di non avere oggi un piano per essere più competitivo nel settore.