Ligresti, il tribunale ci ripensa. Annullato il sequesto dei beni

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di Carola Olmi

Un magistrato sequestra, un altro annulla tutto. Si arricchisce di un nuovo capitolo lo scandalo Ligresti. Il sequestro da 251 milioni a carico di Fonsai, disposto nell’ambito dell’inchiesta per falso in bilancio e aggiotaggio sulla compagnia d’assicurazioni, è stato annullato dal tribunale del riesame. Niente di fatto, dunque, per il gigantesco sequestro preventivo disposto ad agosto nei confronti di tutti gli indagati e della compagnia. Beni su cui però gravano altre richieste di sequestro, avanzate anche da Unipol, il gruppo che ha rilevato Fondiaria Sai trovandone in pancia tutti i debiti maturati negli anni di gestioni ritenute allegre e comunque sempre in rosso.

La difesa
Tra i beni della compagnia e della famiglia bloccati dal gip ci sono alberghi di lusso, quote societarie, conti correnti e polizze assicurative. Secondo la difesa dei Ligresti, rappresentata dall’avvocato Ermenegildo Costabile, non è vero che il danno derivante agli azionisti dalla perdita di valore del titolo sia stato provocato dalla falsificazione della riserva sinistri da parte degli azionisti di maggioranza e dei manager (secondo l’ipotesi della procura) e che a questa fosse corrisposto un profitto di pari entità per la società. Intanto vanno avanti le indagini del nucleo tributario della Guardia di Finanza di Torino, coordinate dal procuratore aggiunto Vittorio Nessi e dal sostituto Marco Gianoglio. Gli inquirenti ascolteranno a Lugano per rogatoria Gioacchino Paolo Ligresti, il figlio del presidente onorario di Fonsai, Salvatore, l’unico della famiglia sfuggito alla custodia cautelare disposta il 17 luglio, perché si trovava in Svizzera.

Giulia ai servizi sociali
Si appresta invece a scontare la pena stabilita nel patteggiamento Giulia Ligresti, appena tornata libera dopo un mese in carcere a Vercelli e uno agli arresti domiciliari. Una scarcerazione accelerata dalle precarie condizioni di salute della donna, che tutt’ora appare irriconoscibile e molto invecchiata. La pena patteggiata è di due anni e otto mesi. Come dovrà scontarla, lo deciderà il tribunale di sorveglianza di Milano: probabili i servizi socialmente utili.