L’imprenditore Di Caterina, da Penati alla battaglia contro la corruzione. L’associazione si chiamerà Cosa Pubblica e presenterà un decologo per la trasparenza

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di Alessandro Barcella

La sede legale nella città del tribunale che lo vede tra gli indagati (Monza) e il Centro Studi a Sesto san Giovanni, epicentro del “terremoto tangenti” che ha portato sul banco degli imputati (accanto a lui) nomi del calibro di Filippo Penati. Piero di Caterina, il titolare della ditta di trasporto pubblico Caronte (ed accusato di essere il “collettore” di tangenti per l’ex presidente della provincia di Milano) rilancia con una mossa da gran giocatore di poker. Nasce infatti “Cosa Pubblica” – Libera, associazione che si definisce “postideologica” e che vuole entrare in scivolata a piedi uniti nel tema della corruzione della Pubblica Amministrazione. L’associazione senza scopo di lucro, che da settembre partirà ad affiliare privati ed enti interessati, ha alcune idee molto chiare sull’argomento. Idee nate da chi è stato dentro, nel cuore del meccanismo corruttivo. Idee partorite da chi dice di aver dovuto sottostare al meccanismo corruttivo per garantire occupazione ai propri dipendenti.

Il decalogo anti-corruzione
“Intendiamo innanzitutto costituirci parte civile nei processi penali per i delitti commessi al fine di attuare le attività di concussione e corruzione – esordisce Piero Di Caterina – e di tutti gli altri crimini a tali delitti collegati direttamente o indirettamente. L’idea forte è poi quella di dare vita ad un centro studi, proprio a Sesto, che formi cittadini a diventare “ispettori e commissari” del bene comune, in una vera e propria intelligence di volontari. Accanto a questo, un “osservatorio permanente” sui crimini di corruzione, magari anche coinvolgendo i protagonisti del “Sistema” usciti da esso”.
Il “decalogo” anti-corruzione di Di Caterina passa attraverso la trasparenza assoluta degli atti delle amministrazioni, specie i Comuni. “Occorre la possibilità per tutti i cittadini di accedere a tutti gli atti della Pubblica Amministrazione – prosegue -, che dovrà fornire tutta la documentazione accessoria e intermedia che oggi viene tenuta in condizioni di riservatezza. Si realizzino poi organismi di controllo composti da persone non nominate dai politici in carica, ma direttamente dai cittadini. Prevediamo infine in tutti i procedimenti concorsuali (concorsi, appalti, consulenze) di stabilire condizioni di partecipazione logiche ed adeguate all’entità delle prestazioni richieste, istituendo la presenza, all’interno delle commissioni, di un garante terzo incaricato secondo criteri di casualità. Forze politiche e dirigenti apicali devono denunciare immediatamente e mettere a disposizione degli inquirenti tutti gli atti relativi ad abusi o ipotetici reati commessi da personale dipendente della Pubblica amministrazione”, conclude Di Caterina. Sentinelle civiche anti-corruzione dunque: un’idea che potrebbe iniziare a far paura a più di un “affarista”.