L’incredibile flop di Garanzia Giovani: il programma sforna solo precari. Più penalizzate le Regioni del Sud

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Tra le righe, alla fine anche l’Anpal è stata costretta ad ammetterlo: in Italia la Garanzia Giovani è un flop. Pochi giorni fa l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, introdotta col Jobs Act, ha diffuso il rapporto trimestrale sull’attuazione della Youth Guarantee nel Belpaese, aggiornato a dicembre 2016. I risultati? Non proprio rassicuranti. Al 31 dicembre dell’anno scorso, dice il report, i giovani italiani registrati al programma rivolto ai Neet – cioè coloro che non studiano né lavorano – e finanziato dalla commissione Ue presieduta da Jean-Claude Juncker con un miliardo e mezzo di euro in tre anni, erano 1.057.593. “Di questi il 79 per cento sono stati presi in carico dai servizi competenti”, anche se per quanto riguarda l’attuazione delle politiche solo il 47,3 per cento di loro “è stato avviato a un intervento di politica attiva” (il 56 per cento al Nord e il 40 al Sud). Cioè meno della metà. Non solo.

Scendendo più nel dettaglio, infatti, tra le 28 pagine del documento si scopre che sono solo 135.789 quelli che alla fine dell’anno scorso risultavano effettivamente occupati. In che modo? “Dal punto di vista contrattuale – spiega l’Anpal – il 40,7 per cento dei giovani è occupato con un contratto di apprendistato (in particolare nelle Regioni del Nord-Est), seguito dal 30,8 per cento di giovani con contratto a tempo indeterminato (in prevalenza nel Sud e Isole)”.

Usi e abusi – Insomma, se si conta pure il 25,7 per cento di contratti a tempo determinato somministrati agli iscritti, si scopre che la maggior parte sono nient’altro che rapporti di lavoro precari. In più, scrive l’Agenzia, “il 68 per cento delle azioni di politica attiva avviate è rappresentato dal tirocinio extracurriculare”. Circostanza che, non più tardi di un mese fa, ha portato la Corte dei conti europea a bacchettare l’Italia, rea peraltro di pagare con “ritardi significativi” (quantificati in una media di 64 giorni) i malcapitati. “Se nella media dei sette paesi analizzati le offerte di tirocinio con le quali si è concluso il percorso di Garanzia Giovani sono il 13 per cento”, segnalarono su Avvenire Francesco Seghezzi e Michele Tiraboschi di Adapt, “in Italia il numero è quattro volte superiore, pari al 54 per cento”. Uno strumento, quello del tirocinio, che Seghezzi e Tiraboschi definirono “prezioso per avvicinare i giovani al mondo del lavoro” ma “che tuttavia, in un numero crescente di casi viene piegato ad altre finalità finendo per generare abusi sistematici”.

Figli e figliastri – Un altro aspetto significativo che emerge dal report è quello che riguarda i tassi di occupazione nelle diverse aree del Paese. Questi, mette nero su bianco l’Anpal, “registrano valori più elevati al Nord, in particolare nelle Regioni del Nord-Ovest, rispetto a quelle del Centro e del Sud e Isole; in queste ultime la percentuale di giovani che risulta occupato si attesta al 31 per cento”. Si tratta, è cosa nota, delle Regioni nelle quali la disoccupazione giovanile morde di più. Tanto che, per fare un esempio, secondo i dati recentemente diffusi dall’Eurostat la Calabria è stata quella che nel 2016 ha fatto registrare il maggior tasso di disoccupazione nel Vecchio Continente: 58,7 per cento, meglio solo di Ceuta (69,1 per cento) e Melilla (63,3), le due “enclave” spagnole che però sono in terra d’Africa.

Tw: @GiorgioVelardi

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di Gaetano Pedullà

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