L’incubo del morbo di Crohn. Ancora diagnosi sbagliate. La patologia spesso confusa col colon irritabile. Più a rischio i giovani fino ai diciotto anni

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È ancora poco conosciuto e spesso è confuso con stress e colon irritabile. E questo rende difficile prendere la malattia in fase iniziale. Il morbo di Crohn colpisce sono in Italia 250mila persone e una diagnosi su cinque riguarda un under 18. Proprio per promuovere, in primo luogo fra i giovani, la conoscenza della malattia, una delle principali patologie infiammatorie croniche dell’intestino, è partita la campagna di sensibilizzazione “Aspettando Crohn. L’agenda impossibile”, promossa dall’Associazione Pazienti A.m.i.c.i Onlus e dalla Società Scientifica Ig-Ibd  grazie al supporto di Janssen Italia. Per la campagna informativa è stata scelto un video ironico della durata di pochi minuti, inventato e interpretato dal trio comico romano “The Pills”. Il video, disponibile sul canale Janssen Italia, fa riflettere, sorridendo, sulle incertezze, il disagio, le difficoltà, la perdita di controllo della propria vita che scandiscono la giornata di chi, quotidianamente, deve convivere con la malattia.

Sintomi comuni – Che oltretutto viene spesso diagnosticata in ritardo. Ma non solo. I pazienti con morbo di Crohn ricevono spesso una diagnosi sbagliata. Pochi anni fa è stata fatta un’indagine a livello europeo che ha dimostrato che un malato su cinque riceve la risposte corrette dopo cinque anni. Questo significa vivere cinque anni con mal di pancia e diarrea, che fanno stare malissimo, portano in pronto soccorso e fanno perdere delle opportunità. Alla base dei sintomi c’è un’infiammazione a livello dell’intestino, classicamente del piccolo intestino e del colon. Sintomi che, oltre a mal di pancia e alla diarrea, includono perdita di peso, febbricola, stanchezza. La presenza di questi sintomi dovrebbe far nascere il sospetto della presenza della malattia che può essere confermata dal medico grazie ad esami del sangue e di esami strumentali, primo fra tutti la colonscopia.

Esami completi – Bisogna inoltre completare la diagnosi con esami radiologici come la risonanza magnetica e l’ecografia per avere fin dall’inizio un quadro preciso, visto che la malattia si può localizzare in vari punti dell’intestino, e per cercare di approntare da subito la terapia migliore per il singolo paziente. E questo è un altro nodo cruciale. Infatti non esiste una terapia uguale per tutti, l’ideale è la personalizzazione della terapia. Ma molto spesso anche la terapia può non bastare e si deve ricorrere all’intervento chirurgico. Intervento che a volte, quando le ulcere hanno già preso una buona parte dell’intestino, può essere anche abbastanza demolitivo. La buona notizia, però, è che ci sarà presto la possibilità di avere a disposizione un nuovo farmaco ancora diverso, ustekinumab, già approvato in Europa, che è in grado di bloccare l’interleukina 12 e l’interleukina 23, cioè le due sostanze coinvolte in maniera molto specifica nell’infiammazione alla base della malattia.

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di Gaetano Pedullà

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