L’ipocrisia non fermerà il Califfato. Contro l’ Isis un attacco finale, militare e finanziario

di Ranieri Razzante *
L'intervento

Lula Jaebral, giornalista tuttologa palestinese, giovedì sera nel programma tv di Formigli ha dato lezione di intolleranza a uno dei nostri studiosi, filosofi e storici migliori. Il prof Ernesto Galli della Loggia si è visto aggredire da un integralismo vetero antiamericano, ampiamente diffuso anche in molti pensatori italiani, ingenerosi verso gli Usa ed il loro ruolo nelle fortune del nostro paese. Americani che hanno compiuto tanti errori in politica estera, tra i quali la mancata rimessione in bonis dell’Afghanistan e l’appoggio talvolta miope a Stati indubbiamente non rimarchevoli nella loro politica di espansione e dominio nell’area oggi teatro di eventi inauditi.

Ma sentire “demagogizzare” su pace e dialogo dopo un filmato che mostra un’intervista ad una donna cui hanno – quelli delI’ Isis – ucciso il marito e violentata davanti al suo bambino, che narra di omicidi per strada,  violenze e stupri di massa,  negazione di ogni principo di pietas umana ha del “ridicolo”. Racconti che inorridiscono, e dinnanzi ai quali c’è ancora chi pensa che una guerra non sia giusta. Galli della Loggia passa – dopo ripetute offese ed aggressioni, cui evidentemente sono abituati certi appartenenti ad etnie non propriamente educate alla tolleranza – come un temibile guerrafondaio. E attende una risposta che non arriverà durante tutta la puntata del talk televisivo ad una domanda semplice. Come si fa ad evitare quanto ha descritto la povera donna di Raqqa? Lui e noi diciamo: di certo con gli attacchi che la coalizione e i siriani stanno apportando ai boia dell’ Isis. O ovviamente nessuna persona di buon senso può pensare che ciò sia risolutivo dei problemi che si porranno nel medio-lungo periodo. Un momento, cioè, in cui le armi dovranno tacere, le bocche dovranno parlare, attraverso passi ufficiali da parte delle Nazioni Unite, degli Usa e della Russia, unici attori dello scacchiere capaci di riportare non dico (subito) pace, ma serenità e tolleranza in medio oriente.

Con uno studio a tavolino delle singole etnie, delle tribù (sono loro i veri animatori delle guerre nei paesi in discorso) e delle loro esigenze e ragioni, tutte rispettabili, ovviamente, quando non violente. Queste potenze mondiali convinceranno i singoli alleati che non si può andare avanti ad attacchi kamikaze e stragi; del pari, che non si finanziano popolazioni e governi se non per riportare umanità e ricostruzione, valorizzando le risorse umane ed economiche presenti già in molti Stati. Sarebbe la mazzata finale al terrorismo, che è sempre cosa brutta, e non c’è bisogno che qualcuno lo ripeta ossessivamente, soprattutto se gli attribuisce il (giustificato!!) valore di “vendetta” contro presunte occupazioni di terre, violazioni di diritti umani, minacce alla convivenza dei popoli (ma quello è l’ Isis!!). Leggerezze sì, colpe ancora, ma non dolo.

Non mi si venga a dire che chi combatte per le libertà individuali e collettive e contro odio e fondamentalismi ha la stessa dignità di chi combatte contro la civiltà occidentale e di ogni parte del mondo che abbia raggiunto un benessere morale e spirituale (nonchè abbia regimi politici e credenze religiose differenti), che a nessuno è consentito scalfire. Serve quindi ogni tipo di attacco, penso anche a quelli informatici; poi – non ci stanchiamo di riaffermarlo – ai centri della finanza islamica deviata, ai sistemi bancari ombra, ai canali di finanziamento formali ed informali. Intelligence militare che sposa quella finanziaria. Un felice matrimonio, da augurare agli sposi per cento anni.

*Direttore Osservatorio sul Riciclaggio e Finanziamento al terrorismo