Liste di attesa, il decreto non decolla: l’analisi impietosa della Fondazione Gimbe inchioda i ritardi

Fondazione Gimbe critica il decreto sulle liste di attesa: dati opachi, decreti mancanti e cittadini ancora in fila.

Liste di attesa, il decreto non decolla: l’analisi impietosa della Fondazione Gimbe inchioda i ritardi

Se ne parla da tempo, ma le liste di attesa per una visita – anche importante – restano insopportabilmente lunghe. Passano i mesi, cambiano i titoli dei decreti, ma per risolvere il problema alla radice non sembra esserci ancora una ricetta universalmente riconosciuta.

È questa, detta senza giri di parole, la fotografia scattata dall’ultima analisi della Fondazione Gimbe sul decreto per ridurre le liste di attesa. Diciotto mesi dopo l’approvazione, i benefici promessi non bussano ancora alla porta dei pazienti.

Decreti mancanti e promesse a metà

Il punto è questo: la macchina normativa procede a singhiozzo. Su sei decreti attuativi previsti dal DL 73/2024, solo quattro sono finiti in Gazzetta Ufficiale. Ne mancano due, quelli più delicati — personale sanitario e gestione delle prenotazioni — senza una scadenza scritta nero su bianco. E senza questi tasselli, il mosaico resta incompleto.

Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, parla chiaro: “Dopo fiumi di annunci, nessun vantaggio concreto per cittadini e pazienti”. Una frase che pesa, perché arriva dopo mesi di attesa… nell’attesa.

La piattaforma che non racconta la realtà

C’è poi la Piattaforma nazionale liste di attesa. Sulla carta, uno strumento chiave. Nei fatti, poco più di un contenitore opaco. Raccoglie dati su quasi 58 milioni di prestazioni erogate nel 2025 — numeri enormi — ma non dice dove si inceppano visite ed esami, né quali Regioni arrancano, né dove il pubblico cede il passo al privato.

E non è tutto. Gli indicatori usati sono talmente tecnici da risultare, si legge nella nota di Gimbe, “incomprensibili per i cittadini e difficili da interpretare anche per addetti ai lavori”.

Attese brevi per alcuni, mesi per altri

Cosa significa concretamente? Che metà dei pazienti riesce a rientrare nei tempi massimi. L’altra metà no. Per una visita oculistica — una delle più richieste — un paziente su quattro aspetta mesi se la prestazione non è urgente. Stesso copione per l’ecografia dell’addome: per molti rapida, per troppi infinita.

E attenzione a un dettaglio che fa rumore: la piattaforma esclude il 25% delle prenotazioni con le attese più lunghe. Un maquillage statistico che, secondo Gimbe, edulcora la realtà.

Pagare, rinunciare o aspettare: il bivio dei cittadini

Alla fine resta una scelta amara: aspettare a lungo oppure pagare di tasca propria una visita. Per non parlare della terza ipotesi: rinunciare alla visita. Una scelta, questa, che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di italiani. Un numero che pesa più di qualsiasi grafico.