L’Italia all’ultimo stadio

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di Antonello Di Lella

E linea dura sia. Anche Federazione italiana gioco calcio e Comitato olimpico sposano le intenzioni dell’esecutivo e del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, di inasprire duramente le misure contro il tifo violento. Queste le intenzioni, ora si attendono i fatti. Nel bel mezzo del dibattito, però, spunta una disputa: chi dovrà sostenere i costi della sicurezza?

Il premier, Matteo Renzi, non ha alcun dubbio a riguardo e già nella serata di lunedì aveva annunciato che i costi in futuro dovranno essere sostenuti dalle società sportive. Spese aggiuntive che di questi tempi andrebbero a incidere e non poco sui bilanci, quasi tutti in profondo rosso. Ma la linea è chiara e per chi non l’avesse capita c’ha pensato il ministro dell’Intern, Angelino Alfano, a ribadirla: “Non è immaginabile che le società restino estranee alla questione sicurezza. Chiederemo ai club di fare la loro parte fino in fondo”. Chi ha bocciato seccamente la proposta è stato il leader di Forza Italia, nonché proprietario del Milan, Silvio Berlusconi. Al di là degli annunci toccherà aspettare l’estate per i provvedimenti ad hoc. Ma i presidenti delle società sono pronti a dare battaglia. Contrari alla possibilità anche i presidenti di Torino, Bologna e Lazio, rispettivamente Urbano Cairo, Albano Guaraldi e Claudio Lotito. Molto interessante a riguardo la posizione espressa dal presidente della Lazio che ha lasciato aperta una porta: “Se Renzi pensa che le squadre di calcio debbano pagare le spese per la sicurezza delle manifestazioni sportive, deve mettere i club in condizione di realizzare gli stadi di proprietà”. Resta proprio questo un nodo centrale con una legge di cui si discute ormai da anni senza che se ne veda la luce. Il presidente del Torino, Cairo, rimanda all’esecutivo il sostenimento delle spese: “Le società già pagano molte tasse e pure gli steward per la sicurezza”.

Strigliata dal Coni

“Bisogna fare come la Thatcher con gli hooligans’’. Questa la linea da seguire senza scanso di equivoci quella dettata dal presidente del Coni, Giovanni Malagò. “Io non legifero, quindi auspico che questo avvenga. Più che di pene certe è indispensabile avere la certezza immediata della pena senza possibilità che l’argomento sia rivisitabile da parte della persona colta in flagranza’’. Nei prossimi giorni Malagò dovrebbe incontrare anche il numero 1 della Federcalcio, Giancarlo Abete. Anche secondo quest’ultimo non risulta più rinviabile la rivisitazione delle norme: “Da parte nostra c’è tutta la disponibilità a un maggiore rigore del quadro normativo e chi sbaglia paghi. Ma la federazione non è in grado di garantire l’ordine pubblico, non ha né questo ruolo né gli strumenti”. Frecciatina quindi all’esecutivo che punta a far pagare alle società buona parte delle spese del comparto sicurezza. Punto cruciale che continuerà a far discutere e che sta già scatenando un muro contro muro: “Non voglio farlo diventare un problema di natura economica”, afferma Abete, “ma abbiamo sempre ricordato il contributo fiscale di un miliardo da parte del mondo del calcio a fronte dei 411 milioni di risorse che vengono date al Coni”.

Il Daspo non basta

Lo snodo è cruciale e davanti agli ennesimi episodi di violenza il coro si è alzato unanime per chiedere di intervenire in maniera dura. Ma anche duratura. Ascoltato da La Notizia, nella giornata di lunedì, l’ex prefetto di Roma, Achille Serra, suggeriva all’esecutivo una “riforma della giustizia per debellare il problema”. L’ex funzionario dello Stato, che nel suo servizio nella Capitale ha dovuto affrontare anche il famoso derby dell’Olimpico rinviato nel 2004 (come ha chiarito per una telefonata all’arbitro del presidente di Lega di allora, Adriano Galliani, e non per le pressioni degli ultras, ndr), ritiene necessarie “pene certe e processi immediati. In maniera tale da porre freno a quel sentimento di impunità che si respira ora negli stadi italiani”. Un sentimento sempre più diffuso. Mentre la linea d’intenti tracciata dall’ex prefetto della Capitale nella giornata di ieri ha riscosso numerevoli consensi anche in vari ambienti istituzionali. Perché la richiesta di dare “certezza alle pene” difficilmente potrà essere ignorate d’ora in avanti.

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