L’Italia si sbriciola, ma chi sbaglia deve pagare. Anche Pompei vuole giustizia. Non c’è solo il caso del viadotto in Sicilia: dalle new town dell’Aquila alle buche di Roma

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Chi sbaglia paga e i cocci sono i suoi. Il nuovo indirizzo di Matteo Renzi è chiaro, almeno nelle intenzioni enunciate dopo il crollo di un viadotto in Sicilia a solo una settimana dall’inaugurazione. “Sono finiti i tempi degli errori senza un padre”, ha scritto il premier sui social. Ma di errori nelle opere pubbliche realizzate nel Belpaese ce ne sono stati tanti. Troppi. E i responsabili a cui finora è stato presentato il conto sono davvero pochi. Dopo l’ultima vergogna si spera che si possa finalmente invertire la rotta.

ARCHEOLOGIA A PEZZI
Quello che dovrebbe essere un biglietto da visita dell’Italia nel mondo è un’enorme cantiere che invece di progredire fa registrare sempre più crolli e macerie. Stiamo parlando dell’area archeologica di Pompei. Dai crolli del 7 novembre 2010, con il collasso dell’intera Domus Aurea, nell’antica città romana è stato tutto un susseguirsi di sbriciolamenti di reperti archeologici. Per arrestare il dramma nel gennaio 2012 nasce il Grande Progetto Pompei con l’obiettivo di mettere a nuovo l’intero sito entro il 31 dicembre 2015. Sono 105 i milioni stanziati, quelli spesi poco più dell’1%. Tutto fermo, o quasi, a un anno dalla chiusura prevista dei lavori. Il tutto bloccato da una mega galassia burocratica. Mentre il progetto si è arrestato, altrettanto non hanno fatto i crolli. Altri cinque nello scorso anno. Ma difficilmente qualcuno pagherà per tutto questo scempio.

ALTRO CHE NEW TOWN
Clamoroso il crollo di un balcone nelle new town realizzate all’Aquila nel 2009 per far fronte all’emergenza abitativa causata dal sisma che distrusse la città il 6 aprile di quell’anno. “Difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente” hanno fatto scattare un’inchiesta con una quarantina di persone indagate e 800 balconi in legno sigillati in 494 alloggi antisismici. Senza contare crepe e pavimenti in pendenza come evidenziato pure dalla trasmissione di Italia1, Le Iene. Case costruite solo cinque anni fa e, in molti casi (non tutti), fatiscenti. E insicure. In attesa che la Giustizia faccia il suo corso.

L’AUDITORIUM D’ITALIA
Perde già pezzi e ingloba acqua l’Auditorium d’Isernia costruito per il 150° dell’Unità d’Italia. Una costruzione i cui costi sono lievitati da 5 a 31 milioni, e con un 30% dell’opera ancora da realizzare (costo totale stimato 55 milioni circa). Peccato che a poco più di tre anni dall’apertura pezzi del muro esterno si presentano fatiscenti e, tanto per iniziare bene l’anno, l’esplosione di alcune tubature ha fatto diventare l’enorme Auditorium una piscina. Un edificio non certo al top, costi aumentati in maniera esorbitante (come certificato dall’Anac), ma nessun responsabile.

BUCHE ETERNE
Eterno, invece, il problema delle buche a Roma. Dove la toppa è spesso peggio del buco. Strade riassestate alla buona che in pochissimo tempo tornano a essere piene di crateri. Senza che chi esegue i lavori debba renderne conto al Campidoglio.