L’Italia torna a rischio siccità: prioritarie le opere irrigue. Nuovo allarme dai Consorzi di bonifica: il livello dei fiumi sta scendendo velocemente

di Alessia Fantini
Economia

Tra le grandi priorità del Paese riemergono le infrastrutture irrigue e di consolidamento del territorio. Ad accendere una nuova spia è l’ultimo bollettino dell’Osservatorio ANBI (l’Associazione nazionale dei Consorzi di bonifica) sulle risorse idriche, che analizza l’andamento delle piogge e da tempo segnala un ritorno del rischio desertificazione, anche in regioni tradizionalmente ricche di acqua come l’Emilia Romagna e la macroarea  sudadriatica, dal fiume Reno fino al confine con le Marche, dove sono piovuti solo 463 millimetri, quantità inferiore agli anni scorsi, ma soprattutto analoga al siccitoso 2017. “Questi dati confermano quanto previsto dagli enti di ricerca sul rischio desertificazione per la dorsale adriatica. Bisogna averne coscienza, ora che il Paese sarà chiamato a ridisegnare il proprio modello di sviluppo verso un’economia più green”, ha detto il Presidente dell’Associazione, Francesco Vincenzi. Non illuda pertanto la ripresa delle portate d’acqua del fiume Po (916 metri cubi al secondo al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro), che resta inferiore alla media mensile e che desta qualche preoccupazione per il prosieguo della stagione irrigua. “Nell’occasione, in assenza di significative precipitazioni, sarà necessario assumere provvedimenti affinchè sia assicurato l’apporto della risorsa idrica, indispensabile alla conclusione di alcuni cicli colturali irrigui” ha anticipato il Direttore generale della stessa ANBI, Massimo Gargano. Al Nord continua infatti l’abbassamento dei livelli dei grandi laghi, tra i quali solo il Garda è sopra la media mensile ed il Lario scende a circa il 26% del riempimento. A beneficiare dei rilasci dai bacini lacustri sono soprattutto i fiumi lombardi (Adda, Mincio, Brembo, Chiese, Ticino), i cui livelli poco si discostano dagli anni scorsi, così come nella media resta il fiume Adige, in Veneto, dove invece gli altri principali fiumi (Bacchiglione, Piave, Livenza, Brenta) segnano altezze idrometriche inferiori al 2019. In discesa ed inferiori allo scorso anno sono anche le portate dei fiumi (Dora Baltea, Stura di Lanzo, Sesia) in Piemonte, le cui dighe (Ingagna, Ravasanella, Ostola), nella Baraggia, trattengono ancora quasi 16 milioni di metri cubi d’acqua. In Centro Italia, cresce la sete delle Marche, i cui bacini hanno perso un milione di metri cubi d’acqua in una settimana, mentre resta invece confortante la situazione idrica in Lazio, Abruzzo, Sardegna e Campania, dove i fiumi Sele e Volturno sono su livelli superiori all’anno scorso. Analogamente deve dirsi degli invasi in Calabria, mentre resta deficitaria la situazione idrica in Sicilia. Continuano, infine, a diminuire le riserve idriche, trattenute negli invasi di Puglia e Basilicata.