ll buco nero di Aler Milano. I dipendenti costano 49 milioni e ci sono sperchi di ogni tipo

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di Alessandro Barcella

È impresa ardua riavvolgere la “matassa” per individuare il bandolo di partenza di quegli 80 milioni di euro di debiti, sempre che la cifra comunicata dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni venga poi confermata. Una matassa, quella di Aler Milano, che forse non sarà mai possibile sbrogliare del tutto, attribuendo le dovute responsabilità ad ognuno. La Notizia prova a raccontare questo apparente “segreto di Pulcinella” attraverso le testimonianze dirette di alcuni impiegati dell’Ente, che naturalmente preferiscono non esporsi in prima persona. Grande è infatti in questo momento il rischio di perdere il posto, se chi ha analizzato il numeri del “carrozzone” parla di un eccesso di personale pari al 50%.

La truppa e il comando
Il primo capitolo è quello delle retribuzioni, importanti, così come lo sono gli incentivi di produttività, quantomeno per quel centinaio scarso che appartiene alla categoria dei manager. Il bilancio 2012 racconta infatti di quasi 10,1 milioni di euro elargiti in stipendio base tra direttore generale e dirigenti di livello Q (quadri di livello variabile da Q1 a Q2). Quegli stessi, tra i quali il Direttore generale che da solo ne vale 320mila, che si sono poi divisi la torta di 690mila euro di produttività. Sono quasi 49 i milioni spesi nel 2012 alla voce “costo dei dipendenti”, ma grande appare la forbice tra una media da 68 a 166mila euro lordi annui di quei 99 e le retribuzioni da 54mila in giù di chi non è quadro, sino ad arrivare ai 27.800 di un custode. Consulenze esterne: è l’altra “voce d’oro”, come spesso accade nel pubblico, che gonfia a dismisura i bilanci. Oltre 900mila euro nel solo 2012, e spesso ridondanti rispetto a professionalità ben presenti all’interno.

La cornucopia delle consulenze
Appare anomala la scelta dei massimi vertici dell’ente di proseguire ad assegnare e confermare consulenze pagate molto bene, a fronte di personale interno presenze, formato e già remunerato. Tantissimi gli esempi, a cominciare dagli affari legali. “A fine dicembre 2012 è stato conferito un incarico di consulenza ed assistenza legale di sei mesi alla Presidenza e alla Direzione Generale per un valore di 50mila euro lordi più iva, spiegano alcuni dipendenti inviperiti . Era davvero necessario considerando che abbiamo un gruppo interno di ben 7 legali e ci avvaliamo di altri avvocati per le questioni di morosità?”. Il nome è quello prestigioso di Giovanni Brambilla Pisoni, che nel solo 2011 aveva portato a casa altri 100mila euro di consulenza. Negli ultimi anni gli importi si sono sensibilmente ridotti, ma il flusso degli affidamenti esterni, spesso alle stesse persone e magari ad ex dipendenti, non si è arrestato. Nomi forse “inopportuni” come quello dell’ex assessore Luigi Cocchiaro, nel 2006 condannato ad un anno e sei mesi di reclusione per turbativa d’asta e tentata estorsione, e di Aronne Strozzi ,un passato tra consulenze in Serravalle e un’indagine della magistratura di Cremona a carico.

Chilometri su chilometri
Consulenze e rimborsi chilometrici, altra voce su cui i dipendenti di Aler Milano non si sentono di tacere più: “Fino a circa 1 anno fa – ci raccontano – non esisteva alcun sistema di verifica del chilometraggio. I consulenti e il nucleo di ispettori esterni fatturavano anche 3500- 4000 chilometri al mese, pagati senza controllo e senza batter ciglio”. Un meccanismo oggi radicalmente cambiato, ma intanto il buco si allargava sempre più. Spinosa infine la questione che potremmo definire “parentopoli”.
Nomi che ricorrono spesso, famiglie intere di dipendenti. “Quelli più frequenti sono legati ai delegati sindacali interni – conclude un altro dipendente carte alla mano – sono figli, nuore e mariti: oggi si entra in Aler attraverso le agenzie interinali, ma è ovvio che l’ultima parola sull’assunzione spetti sempre all’azienda”. Nomi identici e nomi che ritornano, come quello di Monica Goi. Ex responsabile dei servizi generali della Direzione , a gennaio di quest’anno viene arrestata per una vicenda di appalti truccati. Licenziata dall’Ente per giusta causa, penserete voi? “Nient’affatto: oggi è la responsabile dell’ufficio relazioni con il pubblico e mantiene la qualifica dirigenziale”, ci conferma serafico un ultimo dipendente. E il buco di Aler Milano, anche a gridare adesso un sonoro “al fuoco al fuoco”, è ormai diventato una voragine.

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