ll giurista anti-burocrazia che votava a sinistra. Ecco chi è Giuseppe Conte, possibile premier dell’Esecutivo giallo-verde

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Conte chi?”, si sarà chiesto qualcuno memore della famosa uscita di Matteo Renzi sull’allora viceministro dell’Economia Stefano Fassina. In pole per Palazzo Chigi, Quirinale permettendo, Lega e M5s hanno messo Giuseppe Conte (che i grillini avevano indicato come loro ministro della Pa e a cui Luigi Di Maio aveva dato l’incarico di scrivere il programma elettorale sulla giustizia).

Cinquantaquattro anni, nato a Volturara Appulla (Foggia), Conte vive a Roma, dove è il titolare di un grande studio legale, e insegna a Firenze diritto privato. Il suo curriculum accademico è di quelli pesanti: laurea in Giurisprudenza all’Università di Roma, poi una sfilza di master e perfezionamenti in giro per il mondo (Yale, Vienna, Sorbona, New York University). Nell’88, anno in cui ha conseguito la laurea, Conte era già stato inserito nella commissione istituita a Palazzo Chigi per la riforma del codice civile. Non si contano le collaborazioni con riviste giuridiche, università di paesi stranieri, i libri e gli articoli pubblicati. Inoltre, è stato componente del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa, carica dalla quale si è dimesso quando Luigi Di Maio lo ha voluto tra i suoi ministri.

Per avere un’idea del suo orientamento, è sufficiente dare un’occhiata alle sue dichiarazioni durante la presentazione della squadra di Governo del M5s. “Primo: bisogna drasticamente abolire le leggi inutili, che sono molte più delle 400 indicate da Di Maio – diceva Conte –. Secondo: bisogna rafforzare la normativa anti-corruzione prevedendo quelle iniziative che si muovono nello spazio oscuro che precede la corruzione. Terzo: bisogna rivedere, pressoché integralmente, la riforma della cattiva scuola”.

Prima del colpo di fulmine per i 5S, Conte è stato un elettore della sinistra: “In passato ho votato a sinistra. Oggi penso che gli schemi ideologici del ‘900 non siano più adeguati. Credo sia più importante valutare l’operato di una forza politica in base a come si posiziona sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. E sulla sua capacità di elaborare programmi utili ai cittadini”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Il suicidio del servizio pubblico

La difesa strettamente burocratica, da perfetto travet, fatta dal direttore di Rai3 Franco Di Mare in Commissione di vigilanza (leggi l’articolo) per scrollarsi di dosso l’accusa di censura sul concertone del Primo Maggio, spiega più di un’intera enciclopedia perché il Servizio pubblico in Italia è

Continua »
TV E MEDIA