Lo scandalo Palamara travolge il ministero. Finito nella bufera, il capo di gabinetto del guardasigilli si è dimesso

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Piove sul bagnato al ministero della Giustizia. Dopo le scarcerazioni facili e le accuse del consigliere Nino Di Matteo al guardasigilli Alfonso Bonafede, ieri una nuova grana mette in apprensione il ministro grillino su cui, per giunta, incombe il voto di sfiducia in Senato chiesto dalla opposizioni e previsto per mercoledì prossimo. L’ultima grana è quella delle dimissioni del suo capo gabinetto, Fulvio Baldi, il magistrato legato alla corrente Unicost e rimasto invischiato in alcune intercettazioni fatte a carico del pm Luca Palamara (nella foto). Al suo posto, nominato ad interim dal ministro Bonafede, arriva l’attuale capo dell’ufficio legislativo Mauro Vitiello di Magistratura democratica. Audio captati con l’arcinoto trojan che non hanno alcun rilievo penale, infatti Baldi non è indagato, ma che sono politicamente imbarazzanti.

AUDIO IMBARAZZANTI. Conversazioni, pubblicate sul sito del Fatto Quotidiano, in cui Palamara dialoga con l’amico, ribattezzato “Fulvietto”, per fargli nomi di magistrate da piazzare nei ministeri. Richieste a cui Baldi non rispondeva picche anzi: “Te la porto qua stai tranquillo, perché è una considerazione che ho per te, un affetto che ho per te e lo meriti tutto”. E quando Palamara era dubbioso Fulvietto lo rassicurava: “Se no che cazzo li piazziamo a fare i nostri?”. Telefonate, captate con l’arcinoto trojan installato sullo smartphone di Palamara, che risalgono all’aprile del 2018. Una data tutt’altro che casuale perché è subito successiva al voto di marzo quando Bonafede diventa guardasigilli e deve costituire al ministero il suo staff. Un’occasione ghiotta che l’ex pm, sotto inchiesta per corruzione a Perugia, è deciso a sfruttare. Così chiede a Baldi di portare al ministero Katia Marino, un pubblico ministero di Modena.

L’ex capo gabinetto di Bonafede annuisce e dice di aver parlato subito con Vitiello, già allora capo dell’ufficio legislativo: “Ho passato il nome, vediamo che cazzo succede, prima o poi te la porto qua” è la sua promessa. Parole che riempiono il cuore di Palamara che, infatti, reagisce con un “va bene” pieno di soddisfazione. Peccato che le cose non vanno come sperato e la cosa salta. A spiegare cos’è andato storto a Palamara è Baldi secondo cui “Vitiello ha sentito la ragazza ma non l’ha presa con sé”. Ma c’è di più perché viste le insistenze, Vitiello avrebbe detto a Baldi “prenditela tu”. Ma neanche questa è una soluzione praticabile perché, come rivela all’amico, Baldi ha già completato l’organigramma e non ha più posti disponibili. Ma le vie dei ministeri sono infinite e Baldi, come un buon venditore di automobili, dice di avere altre possibili soluzioni: “Abbiamo varie strade. Abbiamo l’Ispettorato, abbiamo il Dap, ma la strada più praticabile a questo punto è dal 6 maggio la Casola che prende possesso al Dag. È qui già dal 7 maggio la Casola e può far partire la richiesta insomma”.

Si tratta di Maria Casola, un’altra toga di Unicost, nominato capo del Dipartimento degli Affari di giustizia. Ma dopo il primo fallimento, Palamara ora non è più sicuro di nulla e seccato replica: “Ma se la prende lei o no?”. Baldi: “Eh beh, ma la Casola è nostra ragazzi, gliela indichiamo noi che cazzo, e allora che cazzo piazziamo a fare i nostri?”. “Glielo dico io tranquillamente, tanto abbiamo tempo fino al 6 maggio, poi gliela presentiamo, però glielo voglio dire che poi ci sei pure tu dietro, perché vai rispettato pure tu, glielo diciamo tutti e due insomma” conclude Baldi.