Lo Stato incentiva il pellet. Che però inquina più del gas. Contributi pubblici per chi aumenta lo smog. Una ricerca rivela l’ennesima follia legislativa

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Le città soffocano nello smog e ogni anno il Governo mette sul piatto centinaia di milioni per le politiche ambientali, dagli incentivi ai trasporti pubblici ai contributi per farci utilizzare impianti meno inquinanti. Questi soldi però non sono sempre spesi bene. Anzi! Ci sono casi in cui vengono spesi malissimo, riuscendo persino ad aumentare il problema. A Individuare uno di questi casi di “follia legislativa” è uno studio presentato ieri da Innovhub, Stazioni sperimentali per l’industria, un’azienda speciale della Camera di commercio di Milano. Facendo una comparazione tra le emissioni da apparecchi domestici per il riscaldamento alimentati a gas, gpl, gasolio e pellet è emerso che quest’ultimo è molto più nocivo. La combustione della biomassa solida rilascia una quantità molto elevata di particolato e di Benzo(a)pirene. Inoltre, le stufe anche di ultima generazione e alimentate con il pellett di migliore qualità sono destinate a un irreversibile “invecchiamento” precoce, che ha tra gli effetti un’ulteriore incremento delle emissioni inquinanti. Così anche una semplice azione come riscaldare un po’ d’acqua può avere effetti inquinanti molto diversi a seconda dei combustibili che si utilizzano. A fronte di questo, il pellet che si è dimostrato più pericoloso è incentivato con risorse pubbliche e ha una “fama” di combustibile ecologico. I tradizionali impianti a gas e gpl, risultati fino a sessanta volte meno dannosi, non ricevono invece nessuna sovvenzione. ”Spero che i risultati di questo studio scientifico possano costituire la base per i decisori politici affinché effettuino scelte consapevoli di politica ambientale, sanitaria e fiscale che scoraggino l’uso di combustibili inquinanti e valorizzino le fonti energetiche più pulite”, ha commentato Francesco Franchi, presidente di Assogasliquidi, l’associazione di Federchimica che rappresenta le imprese italiane del comparto distribuzione gas liquefatti (gpl e gnl) per uso combustibile e autotrazione.

Scelte inspiegabili – “Lo studio di Innovhub, insieme alle altre ricerche, dà prova ancora una volta delle forti responsabilità nella produzione di inquinamento atmosferico della biomassa solida impiegata per il riscaldamento domestico, anche se si utilizzano impianti di alta gamma”, ha precisato Franchi. “Si fa allora davvero difficoltà a capire perché la politica sostenga le biomasse solide per uso domestico”, ha commentato l’amministratore delegato di Liquigas, Andrea Arzà. La differenza nelle emissioni nocive è considerevole, soprattutto in territori poco soggetti alla ventilazione. Per questo ha poco senso che lo Stato incentivi chi inquina di più per poi mettere ancora mano al portafoglio e incentivare chi inquina di meno. Per questo Assogasliquidi ha chiesto espressamente al Governo e al Parlamento un cambio di rotta nelle politiche incentivanti che hanno consentito una forte diffusione degli impianti a pellet. Richieste di cui davvero stranamente non si tiene conto nelle bozze della Legge di stabilità oggi in circolazione.