Lo Stato non si piega ai potenti. Su Autostrade ha prevalso l’interesse pubblico. Parla il vice capogruppo M5S alla Camera, Ricciardi: “Finita l’epoca di chi lucrava sulla pelle della collettività”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

“Lo stato ritorna finalmente a fare lo Stato”. Sembra uno slogan ma è molto di più. È la sintesi perfetta di una giornata da incorniciare per il Movimento che porta a casa una vittoria, concreta e di principio al tempo stesso, da tutti osteggiata. Non si può dar torto a Riccardo Ricciardi, l’energico vicepresidente del gruppo parlamentare del Movimento cinque stelle dopo la decisione del governo di estromettere Aspi dalle concessioni autostradali: “Io non avevo mai visto un presidente e un governo che così strenuamente abbiano difeso l’interesse collettivo a discapito di interessi privati”, dice Ricciardi plaudendo a Giuseppe Conte. Perché – altro punto su cui è difficile dar torto al pentastellato – “è la prima volta che accade che, una famiglia così potente, sia messa all’angolo”.

E proprio il presidente del Consiglio, non a caso, ieri ha detto che sulla questione Benetton innanzitutto hanno vinto i cittadini…
Sì decisamente. È una vittoria del buon senso. Noi vogliamo che, in futuro, la gestione sia portata avanti nel rispetto della sicurezza, con investimenti e una corretta manutenzione. È finita l’epoca di chi lucrava sulla pelle della collettività. Lo avevamo promesso, era un atto dovuto verso coloro che hanno perso la vita su quel ponte e verso i parenti che piangono i loro cari. È un atto dovuto verso i nostri nonni che hanno costruito quelle strade, che poi negli anni sono state svendute.

Eppure c’è chi ha detto che il Movimento in realtà non ha ottenuto una revoca piena. Chi ha ragione?
Il MoVimento 5 Stelle ha detto che i Benetton non avrebbero più dovuto controllare autostrade. Così sarà. Innumerevole politici, economisti, commentatori, ci prendevano per folli a rivendicare questo principio. Atlantia si è piegata alle nostre richieste. E’ la prima volta che accade che, una famiglia così potente, sia messa all’angolo. Non gestirà più Aspi, sarà estromessa senza quote entro un anno, ripagherà i danni per il Ponte Morandi, rinuncerà a rivalersi sullo Stato.

Addirittura Salvini dice che non c’è stata alcuna revoca. E pone la domanda: “incapaci o complici”? Giro l’interrogativo a lei.
Su Salvini ricordo che votò il “salva-benetton”, con Meloni ministro del governo Berlusconi. Costoro dovrebbero tacere: dov’erano, infatti, quando i Benetton foraggiavano i partiti italiani e quando si trattava di tutelare gli interessi dei cittadini? Non hanno fatto nulla per rimediare a questa situazione, anzi, il leader del Carroccio, quando era al governo, ha ostacolato noi del MoVimento 5 Stelle che abbiamo lavorato, sin da subito, all’inizio in completa solitudine, all’indomani della tragedia, per estromettere la famiglia Benetton dalla gestione di Autostrade per l’Italia. Questo processo sarebbe avvenuto molto prima se Salvini non avesse rallentato tutto. Lui e la Lega sono sempre stati contrari perché è nel loro dna essere forti coi deboli e deboli coi forti. Per un anno siamo riusciti a fargli votare provvedimenti come il dignità, il reddito di cittadinanza, lo spazzacorrotti. Poi evidentemente qualcuno lo ha richiamato all’ordine. Non ho mai creduto all’ebbrezza improvvisa del Papeete.

Alla fine sulla vicenda Benetton pare si sia ritrovata un’unità intorno al premier, come riconosciuto anche da Pd e Leu. Italia Viva, invece, dopo aver apertamente osteggiato la revoca, ieri ha detto: “Avevamo ragione, si poteva fare meglio e prima”. Tutti sul carro del vincitore?
L’importante è che si sia raggiunto questo risultato. Poi ognuno dirà quello che crede. A noi interessa poco questo. A noi non è mai interessato mettere una bandierina ma lavorare per la sicurezza di chi percorre le nostre strade. Su quel ponte poteva esserci ognuno di noi. Il presidente Conte e i ministri del MoVimento hanno saputo mantenere la barra dritta nonostante le pressioni provenienti da una famiglia considerata intoccabile.

Dopo anni di privatizzazioni selvagge e accordi a tutto vantaggio dei privati, il pubblico si riprende ciò che è suo. Non c’è il rischio, tuttavia, che possa essere controproducente?
Lo Stato che ritorna a fare lo Stato è uno dei nostri pilastri da sempre: nelle infrastrutture, nei beni comuni, nella sanità. Stato vuole dire cittadini, interesse collettivo. Abbiamo mantenuto una promessa e questo dà fastidio a coloro che non sono abituati a farlo. Lo Stato sarà il primo azionista nella gestione di Autostrade, dove al primo posto ci sarà la gestione del buon padre di famiglia delle infrastrutture italiane. Sicurezza, investimenti e manutenzione saranno le priorità. Parliamo di una rivoluzione per il nostro Paese senza precedenti. Niente più spartizioni di utili ma tutto sarà fatto nell’interesse della collettività. Noi comunque continueremo ad essere vigili, fino al termine del negoziato con la revoca che rimane ancora sul tavolo perché, se dalla controparte non saranno rispettate tutte le condizioni da noi poste, si potrà ancora utilizzarla.