Lo stop al commercio con i coloni ricompatta i progressisti

I progressisti si compattano sullo stop al commercio con i coloni. Ma la Camera boccia la dichiarazione di urgenza della pdl di Pd-M5S-Avs

Lo stop al commercio con i coloni ricompatta i progressisti

Una proposta di legge presentata il 4 maggio di quest’anno porta la firma dei leader di Pd (Elly Schlein), M5s (Giuseppe Conte), Avs (Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli), oltre alla dem Chiara Braga, al pentastellato Riccardo Ricciardi e alla deputata di Avs Luana Zanella. E prevede lo stop al commercio di beni e servizi con le colonie israeliane in Cisgiordania. Parte da una considerazione: gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono illegali secondo il diritto internazionale e rappresentano uno degli ostacoli principali alla pace, all’autodeterminazione del popolo palestinese e alla soluzione dei due Stati.

Lo stop al commercio con i coloni ricompatta i progressisti

Da qui la proposta di prevedere il divieto di importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti, controlli doganali più stringenti, il blocco cautelativo delle merci sospette, sanzioni per chi viola il divieto e anche il divieto di pubblicità commerciale di quei prodotti. Ieri Pd, M5S e Avs hanno chiesto la dichiarazione di urgenza della pdl in questione – che poi è stata bocciata dalla Camera. Un primo banco di prova per il centrosinistra che su questo tema si è compattato. Persino Iv e Più Europa, che sul tema mediorientale hanno sensibilità differenti, si sono schierati con Pd-M5s e Avs sulla dichiarazione di urgenza. Questa pdl è “un bivio. Bisogna decidere se vogliamo l’Italia dei valori democratici o dell’ignavia, se l’Italia culla del diritto anche internazionale o l’Italia delle viltà” in cui “il diritto internazionale vale fino a un certo punto”, ha detto Conte.