Lombardia, Piemonte e Marche. Altre tre regioni arancioni. Ecco la nuova mappa del Paese in vigore da lunedì. La Basilicata si tinge di rosso, la Liguria passa in giallo

Coronavirus
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L’Italia cambia ancora colore. Da lunedì 1° marzo la Lombardia passa dalla zona gialla alla zona arancione. Un passaggio prevedibile visti i dati registrati negli ultimi giorni che evidenziano un picco di nuovi casi nella regione guidata da Attilio Fontana e che torna ancora una volta dell’occhio del ciclone. Già alcune aree interne alla regione sono state poste, con ordinanza regionale, in zona rossa.

Ma la Lombardia è in buona compagnia. Perché passano in zona arancione anche Piemonte e Marche. A differenza della Liguria che, invece, in controtendenza, passa da zona arancione a gialla. Misure ancora più rigide per la Basilicata che passa invece in zona rossa. Mentre la Campania, come l’Abruzzo restano in zona arancione. Da un lato la regione governata da Vincenzo De Luca ha annunciato la chiusura delle scuole da lunedì “fino a quando non completeremo la vaccinazione del personale scolastico” afferma categorico il presidente.

Dall’altro lato, in Abruzzo, governato dal sovranista Marco Marsilio, dove la concentrazione della variante inglese si attesta intorno al 60 per cento, sono forse troppo ottimisti. E guardano con entusiasmo alle gite fuori porta. Sarà per questo che nella città capoluogo, L’Aquila, il comune incentiva le gite fuori porta mettendo a disposizione navette gratuite nei weekend per andare in montagna, per l’esattezza con le navette si arriverà alla base della funivia. Ma il Comune dell’Aquila fa di più.

“Sempre nei fine settimana, – si legge nella nota diramata – la funivia del Gran Sasso viaggerà dalle 8 alle 17 ogni mezz’ora, compresi i giorni che vanno dal mercoledì antecedente Pasqua al mercoledì della settimana successiva. Beh quasi più efficienti ora sotto emergenza sanitaria che nella normalità. Che dire? “Riteniamo che questo possa essere un servizio utile per cittadini e visitatori”, ha spiegato l’assessore Carla Mannetti. Ma tutto questo solo, si legge nella nota, “per evitare quello che è accaduto in qualche fine settimana trascorso, quando, anche in virtù del tempo accettabile, si sono creati degli assembramenti assolutamente da evitare”.

Per queste ragioni e visto che “la battaglia contro il coronavirus è ancora in corso la polizia municipale e altro personale del Comune effettueranno dei servizi speciali nei fine settimana, per evitare parcheggi selvaggi e rischi di assembramento”. Alla faccia della pandemia, occhio alle multe. Ma tornando ai cambi di colore per Lombardia, Piemonte e Marche, avrà implicazioni notevoli, specie per alcuni settori produttivi. In particolare in zona arancione è vietato lasciare il proprio Comune, salvo che per motivi di lavoro, salute, emergenze o accompagnare i figli a scuola, e bar e ristoranti tornano a chiudere anche a pranzo, salvo che per l’asporto.

Chi vive in zona arancione può andare nelle seconde case anche se si trovano fuori regione, e si può andare in una seconda casa che si trova in fascia arancione, ma non se si trova in fascia arancione scuro, che è la novità del governo Draghi. Più critica della normale zona arancione ma meno severa della zona rossa creata dal suo predecessore, Giuseppe Conte. Misure inevitabili a fronte dei dati del monitoraggio settimanale dell’istituto Superiore di Sanità (Iss) che confermano per la quarta settimana consecutiva un peggioramento nel livello generale del rischio. è aumentato il numero di regioni e province autonome classificate a rischio alto, da una a cinque: Abruzzo, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria.

Di conseguenza è diminuito il numero di quelle classificate a rischio moderato o basso. Sono complessivamente 15 le Regioni con un rischio alto o moderato, rispetto alle 13 della scorsa settimana. Sono 10, invece, le Regioni con una classificazione di rischio moderato contro le 12 della settimana precedente, e 6 con rischio basso, contro le 8 della settimana precedente. Il tasso di occupazione in terapia intensiva a livello nazionale continua ad essere alto ma sotto la soglia critica (24 per cento).

Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in aumento da 2.074 (16 febbraio 2021) a 2.146 (23 febbraio 2021); il numero di persone ricoverate in aree mediche è sostanzialmente stabile (da 18.463 al 16 febbraio a 18.295 al 23 febbraio). Tale tendenza a livello nazionale sottende forti variazioni interregionali con alcune regioni dove il numero assoluto dei ricoverati in area critica ed il relativo impatto, uniti all’incidenza, impongono comunque misure restrittive.

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