L’Opa dei 5 Stelle sulle banche: la sfida parte da Torino su Unicredit e Intesa. E a Roma i vertici Ama e Atac pronti alla resa

di Francesco Bonazzi
Economia

La prima volta dei Cinque Stelle nelle banche che contano passa da Torino. E sarà una lunga guerra di posizione per tenere fuori i “barbari” dai salottini buoni della finanza. Da Palazzo di Città, appena conquistato da Chiara Appendino con grande dispetto di tutto l’establishment torinese, dipende la nomina di due consiglieri della Compagnia di Sanpaolo e del presidente, oltre che di tre consiglieri della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (e oggi il presidente è uno di loro). La Compagnia è il primo azionista singolo di Intesa Sanpaolo con il 9,34% e la Crt ha il 2,5% di Unicredit ed esprime il vicepresidente Fabrizio Palenzona. Appena eletta, la Appendino ha chiesto un passo indietro a Francesco Profumo, presidente della Compagnia scelto da Piero Fassino più che altro per toglierlo di mezzo come possibile candidato sindaco. La risposta è stata immediata: non se ne parla neanche. Del resto lo statuto è con l’ex ministro del governo Monti: il presidente è nominato dal consiglio, e non dal cda. Quindi la neo sindaca ha una sola strada: far dimettere tutto il cda, impresa davvero improba. Surreale, però, un passaggio della nota con la quale la Fondazione ha risposto ad Appendino: “Ridurre il processo di nomina dei vertici a una mera questione di indicazioni politiche e di spoil system non corrisponde alla realtà delle regole e dei comportamenti”. Ma a proposito di “comportamenti” a Torino ricordano benissimo quella volta che Matteo Renzi venne in città a parlare all’università in vista delle primarie del Pd che avrebbe vinto (era il 15 settembre 2013) e Fassino e Profumo si fecero fotografare seduti per terra sotto il palco come due studenti.

PORTE GIREVOLI
E non è facile neppure dimenticare che un altro uomo di partito come Sergio Chiamparino, tra il suo incarico di sindaco e l’elezione in Regione, ha sbarcato il lunario proprio come  presidente della Compagnia di Sanpaolo. In ogni caso la guerra con i Cinque Stelle sarà tosta, anche perchè il cda non è in scadenza e il Comune dovrà comunque bussare a quattrini per il welfare. Più semplice la partita in Crt, perchè il consiglio è in scadenza e il presidente Antonio Marocco, storico notaio di casa Agnelli, va per gli 82 anni e dovrebbe ritirarsi. Dalla scelta delle persone da nominare nelle due fondazionibancariesi capirà molto della capacità di governo dei Cinque Stelle. Diversa la situazione a Roma, dove le banche sono sparite e la vera torta  sono le municipalizzate, una più pericolante dell’altra. I vertici di Ama, l’azienda dei rifiuti la cui efficienza è sotto gli occhi di milioni di turisti, hanno deciso di dare le dimissioni. E lo stesso dovrebbero fare quelli di Atac, di fresca nomina renziana. Invece in Acea, dove il socio privato Francesco Gaetano Caltagirone ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo, l’ad Alberto Irace è nel mirino, ma intende resistere all’arrivo dei Cinque Stelle, grandi fautori dell’acqua pubblica a ogni costo.