L’Orlando furioso fa scoppiare una mina nel Governo. Il Guardasigilli boccia lo sceriffo campano che gode però dello sponsor Luca Lotti

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di Lapo Mazzei

Prima il partito, poi il governo.  E domani chissà. Ma, soprattutto, chissà se lo stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi, finirà con il sentire il bisogno di dire la sua sul caso del governatore della Campania, Vincenzo De Luca, avvinto come l’edera alla poltrona di presidente è sempre più arroccato su posizioni difficilmente difendibili? Il dubbio è quanto mai legittimo, dato che la voce che si è levata dall’esecutivo è quella del ministro della Giustizia,  Andrea Orlando, uomo non particolarmente avvezzo al gossip politico, ma molto addentro alle vicende di partito. Ragione per la quale l’assalto a De Luca vale doppio.  “In Campania avrei sostenuto un altro candidato, ma De Luca ha vinto le primarie ed è portatore di un buon governo”, afferma il titolare del dicastero di via Arenula intervistato da  #Corrierelive, “conosco la Campania e la turbolenza di quella realtà  e se azzardassi ipotesi sarei avventato. La scelta più ragionevole è attendere gli sviluppi della vicenda per poter dare un giudizio anche sotto il punto di vista politico”. Il ministro, ovviamente ha negato parallelismi tra la vicenda De Luca e quella che ha riguardato l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino. “La vicenda Marino  non nasce dall’accusa di peculato, quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”, sostiene il guardasigilli, “questa è la lettura del partito. Non è mai stato utilizzato un metro di giudizio in merito agli avvisi di garanzia, che fino a qualche tempo fa erano considerati uno strumento di tutela dell’indagato”. Insomma, attenti mischiare capra e cavoli, ma è evidente che sul tavolo del Pd c’è un problema di opportunità. E difendere De Luca può rivelarsi, inopportuno, oltre che dannoso in vista delle amministrative. Dunque meglio, molto meglio, mettere le mani avanti.  E così fa anche il presidente del partito, Matteo Orfini, rimasto già ampiamente scottato dal caso Marino. “Cosa c’entra? Son casi completamente diversi. Vogliamo fare una discussione seria o no? Spiegatemi l’affinità tra i due casi…”. Il presidente del Pd sottolinea che la “vicenda degli scontrini non era la ragione per la quale il Pd chiedeva le dimissioni di Marino. Su De Luca c’è una vicenda su cui sta indagando la magistratura dai tratti ancora abbastanza oscuri, aspettiamo di capire con fiducia quello che uscirà dalle carte e valuteremo”. Già valuteremo, stavolta nessuna difesa a prescindere. Sintomo che non è cambiato solo qualche cosa, ma è evidente a tutti che De Luca rischia di trascinare con se tutti, se la falla inizierà a prendere le dimensioni della slavina, della frana con un ampio fronte, pur essendo difeso dal potente sottosegretario Luca Lotti. Nella crisi di De Luca c’è chi vede anche una difficoltà del braccio destro di Renzi. Enon è un fatto da poco. Del resto lunedì è in programma la segreteria regionale del Pd della Campania, una riunione incentrata sul caso De Luca. Al vertice parteciperanno i parlamentari e i consiglieri regionali della regione. Un pre summit c’è già stato a Roma, tra i parlamentari, tra cui anche il segretario regionale Assunta Tartaglione e il vicesegretario nazionale del Pd Lorenzo Guerini. Se non è l’inizio della fine gli assomiglia molto….