Lorsignori messi a dieta dalla Raggi. Una cittadina che non si è mischiata col bel mondo di destra e sinistra, i loro yacht e le ville di lusso

di Paolo Di Mizio
Editoriale

Confesso, non sono un fan della prima ora della sindaca di Roma. Anzi, appena fu eletta, osservai con viva preoccupazione la sua evidente inesperienza. Però adesso sono passati alcuni anni. L’esperienza che non aveva, Virginia Raggi se l’è fatta sul campo e, come i legionari romani, si è riempita di cicatrici. Le battaglie non sono mancate, anzi la sua sindacatura è stata una battaglia continua e tutti le hanno sparato addosso, a partire dalle televisioni e dai giornali.

Però, dopo la Roma divenuta invivibile direi a partire dagli anni ‘90, vedo finalmente alcuni segni nuovi. Per esempio, i bilanci delle partecipate municipali che vengono ripianati e non risucchiano più soldi dalle tasche dei cittadini; maggiore attenzione per l’asfalto delle strade; una migliore idea di decoro urbano, e anzi più che decoro vorrei dire decenza, dopo l’indecenza di cui credo tutti ci siamo vergognati con i nostri amici stranieri o con i turisti dei quali abbiamo ascoltato i giudizi.

Certo, le montagne non si spianano dalla sera alla mattina, perché i miracoli non li fa nessuno. Tuttavia abbiamo visto una giovane donna, diventata sindaco a sorpresa contro i suoi stessi pronostici, che si è impegnata allo spasimo e ha lavorato con impegno e (udite! udite!) con onestà. Le hanno sparato addosso qualunque cosa, ma si noti: nessuno che abbia potuto trovarle un centesimo di troppo in tasca. Quelli di prima, invece, li ricordate?
Nell’estate scorsa, quella del Covid-19, mi hanno colpito alcune fotografie: la Raggi sulla spiaggia a Gaeta, col marito e il figlioletto. Lei a luglio bianca come la carta – sarà stato forse il suo primo giorno di libertà e di sole – e per la famigliola nemmeno un ombrellone: la spiaggia libera, come tutte le famiglie che non possono permettersi neppure piccoli agi, due asciugamani stesi sulla sabbia e nient’altro. Neppure un Rolex al polso, di quelli coi quali la gente chic si va a fare il bagno perché sono a prova d’acqua.

Ma ve li ricordate i sindaci di prima? Tutti, nessuno escluso a mia memoria. Ogni estate fotografati sugli yacht di ricchi amici, veleggianti tra la Costa Smeralda, Capri e la Grecia, e nelle pause tra una crociera e l’altra eccoli farsi una mangiata di pesce sulla spiaggia di Capalbio, dove soggiorna il bel mondo romano di sinistra e dove una grigliata di pesce costa come un Rolex Daytona; oppure abbronzati a Sabaudia, meta preferita del bel mondo di destra, ospiti sempre di facoltosi amici in lussuose ville sulle dune, spaparanzati sulla spiaggia col Monte Circeo sullo sfondo o attovagliati dalle parti di Saporetti, dove uno spaghetto con le vongole e una sogliola costano quanto un collier d’oro di Cartier.

Chiediamoci: a Roma, dopo la Raggi, è meglio un erede di quei signori dei bei tempi (belli per loro, s’intende), o è meglio la Raggi, che se va alla spiaggia libera col marito, il figlioletto e due asciugamani ci sarà un perché? La domanda è tutta qui.