Il regime iraniano non si piega e Trump chiede aiuto ai curdi per rovesciarlo

L'Iran della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei non si piega e sbugiarda Trump che è costretto a chiedere aiuto ai curdi

Il regime iraniano non si piega e Trump chiede aiuto ai curdi per rovesciarlo

Soltanto ieri Donald Trump ha detto che gli attacchi americani hanno “spezzato” l’Iran, ormai rimasto a corto di missili e di lanciatori. Insomma, in meno di una settimana le forze di Washington sarebbero riuscite a mettere fine alla minaccia di Teheran. Peccato che la visione ottimistica del tycoon sia stata smentita dai fatti, visto che i pasdaran non solo non si sono fermati, ma non hanno neanche ridotto più di tanto i loro attacchi.

Certo, è evidente che dopo cinque giorni di bombardamenti le capacità di Teheran siano state degradate, ma è altrettanto chiaro che non siano affatto bastate per piegare il regime che, come testimoniato dalle forze israeliane (Idf), soltanto ieri ha colpito “10 Paesi in Medio Oriente”. L’Iran, colpito al cuore dopo l’uccisione del leader Ali Khamenei e di tanti alti funzionari, sta riuscendo anche a riorganizzarsi.

L’Iran non si arrende

A Teheran, infatti, è stata nominata la nuova Guida Suprema dell’Iran che, a sorpresa, non è nessuno dei candidati ipotizzati dagli analisti occidentali, ma è nientemeno che il figlio di Ali, ossia Mojtaba Khamenei. Una nomina che difficilmente porterà a un cambio di postura dell’Iran che, salvo colpi di scena, continuerà a seguire le orme del padre. Si tratta, com’è facilmente intuibile, della scelta “peggiore” per gli Usa e Israele che, al contrario, speravano in una leadership più mansueta con cui instaurare una vera e propria trattativa.

E che le cose stiano così lo ha lasciato intendere il ministro della Difesa israeliano Israel Katz che, saputa della nomina di Mojtaba, ha detto molto chiaramente che “sarà inequivocabilmente un bersaglio da eliminare”. Ma non è tutto. Ad essere infastidito, secondo la Cnn, è anche Trump, che starebbe spingendo per un regime change, instaurando un dialogo diretto con Masoud Barzani e Bafel Talabani, leader delle due principali fazioni curde irachene, e con Mustafa Hijri, presidente del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano, nella speranza di rovesciare gli ayatollah. Un piano per il quale, prosegue l’emittente americana, la Cia si sarebbe già ativata per armare e addestrare le forze curde che poi dovrebbero scatenare una guerra civile per mettere fine al regime dei Khamenei.

Attacchi e contrattacchi

In tutto questo, le forze di Usa e Israele continuano a martellare l’Iran e sarebbero riuscite a prendere il controllo dei cieli e dei mari del Paese. La tv di Stato iraniana ha mostrato le rovine di edifici nel centro di Teheran, con intervistati che lamentavano che gli attacchi avevano danneggiato le loro case. Bombardamenti che hanno colpito intensamente la capitale e la città di Karaj. Segnalati attacchi anche nella città santa sciita di Qom, a Behbahan, Kermanshah, Khorramabad, Shiraz e Tabriz.

Ma il regime degli ayatollah non è rimasto con le mani in mano e ha continuato a portare avanti il piano di guerra preparato da Ali Khamenei prima di essere ucciso, scatenando una pioggia di missili sul Medio Oriente. Secondo Al Jazeera, un drone ha colpito il campo di supporto logistico dell’ambasciata Usa a Baghdad, con missili che hanno colpito, tra gli altri, anche il Qatar, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Una giornata complicata in cui c’è stato anche il giallo del drone abbattuto dalla Nato mentre era diretto verso la Turchia, storico alleato di Teheran.

Un attacco che avrebbe potuto coinvolgere anche Ankara nel conflitto ma che, successivamente, è stato ridimensionato perché la Turchia ha fatto sapere che il bersaglio in realtà era Cipro. Attacchi contro i Paesi arabi che, per il capo della magistratura Gholamhossein Mohseni Ejei, sono necessari in quanto l’Iran è “in stato di guerra” e agirà con “fermezza” contro “chiunque si associa con il nemico”. Malgrado gli Usa insistano nell’affermare di avere il controllo delle acque iraniane, i Guardiani della Rivoluzione islamica affermano il contrario, ribadendo di avere il “controllo totale” dello stretto di Hormuz”. Che non si tratti di minacce vuote lo ha lasciato intendere Trump che ha promesso che le navi da guerra Usa scorteranno le petroliere in transito.

Intanto il conflitto si estende. Blackout totale in tutto l’Iraq, esplosioni avvertite a Baghdad ed Erbil e l’ambasciata Usa invita a lasciare il Paese.