L’Ue in Grecia gioca col fuoco. Berlino umilia ancora Atene. Nessun leader col coraggio di fermare la Merkel

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E per fortuna che i capi di Stato europei avevano deciso di salvare la Grecia. Perché visto come la stanno trattando, se avessero deciso di affondarla come minimo l’avrebbero bombardata e massacrata. In fin dei conti non molto di più di quanto è accaduto fin ora, con anni di austerity imposti dalla Troika e da politiche che hanno ridotto questo Paese a una landa desolata. La bellissima Grecia, culla di quella stessa Europa che adesso la uccide, vive una delle stagioni più tristi di tutta la sua storia. Famiglie in miseria, disoccupazione vicina al cinquanta per cento, poveri sempre più numerosi alle mense delle organizzazioni umanitarie. E ora la promessa non di soldi, ma di più tempo per restituire un debito fatto lievitare artificialmente con il solito giochetto degli spread. Buon senso, spirito di solidarietà e lungimiranza imporrebbero a Bruxelles e a Berlino di non umiliare Atene. Quello che invece sta accadendo.

I FALCHI E LE COLOMBE
Dopo il nulla di fatto di ben due Ecofin (la riunione dei ministri finanziari dell’Eurozona), la partita sul debito non si sblocca. I falchi del rigore, sostenuti a sorpresa da alcuni Paesi che hanno pagato non poco le imposizioni della Merkel (come la Spagna) continuano a pretendere il rispetto di condizioni che il leader greco Alexis Tsipras ha definito assurde e non ragionevoli. “Non firmeremo il proseguimento del piano di aiuti neppure con una pistola alla tempia. La nostra democrazia non può essere minacciata”, ha tagliato corto il premier ellenico. Finalmente un leader con gli attributi! Il rifiuto di prolungare il piano di aiuti in corso rischia però già a fine mese di buttare la Grecia fuori dall’euro. Dunque o l’Europa accetterà le richieste greche o il governo appena nominato dovrà rimangiarsi le promesse elettorali proseguendo una politica di rigore suicida nella spesa pubblica. Dietrofront che Tsipras non si sogna di fare.

MURO CONTRO MURO
Il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan, da giorni è tra i pontieri di una situazione difficile. “L’uscita di Atene dall’euro è fuori discussione”, ha detto e ripetuto, nonostante il muro granitico alzato dal collega tedesco Schaeuble. “Il governo greco è irresponsabile – ha detto il capofila dei sacerdoti del rigore – ma parlare di Grexit non ha senso”. Una linea che si porta dietro buona parte d’Europa. Per l’olandese Jeroen Dijsselblom, presidente anche dello stesso Eurogruppo, “la Grecia ha un paio di giorni per chiedere un’estensione del programma di aiuti e poi potremo applicare la flessibilità”. Anche per il francese Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici, “è tempo che Atene chieda l’estensione del programma”. Richiesta che il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha fatto sapere di non avere nessuna intenzione di fare. Rigidità che avrebbe fatto perdere le staffe a Schaeuble, anche se l’apertura potrebbe essere dietro l’angolo. Potrebbe. Con un’altra Europa.