M5S, per la rivoluzione la Rete da sola non basta più. Occorrono sedi locali per recuperare lo spirito dei Meet-up

di Dino Giarrusso
Editoriale

Il percorso politico del Movimento 5 Stelle è ad una svolta, e questo momento storico va affrontato da tutti con grande senso di responsabilità, perché le conseguenze – positive o negative – della nostra evoluzione incideranno fortemente sulle vite di tutti i cittadini italiani nei prossimi decenni. Il M5S ha rivoluzionato la politica e la società italiana con un percorso unico, partendo dal basso, e realizzando non solo riforme che venivano definite da decenni “impossibili”, ma anche una rivoluzione culturale legata a valori etici irrinunciabili eppure fuori moda in Italia: l’onestà, la trasparenza, l’attenzione autentica agli interessi dei cittadini, il rifiuto della politica come professione.

Oggi abbiamo portato a segno una vittoria storica, il taglio dei parlamentari, ed una sconfitta importante alle elezioni regionali. Dobbiamo dunque ripartire, ed andare agli Stati Generali con la consapevolezza della nostra forza e della necessità di imparare dagli errori e sistemare tutto ciò che in questi anni non ha funzionato, soprattuttto nei rapporti interni, nella valorizzazione di attivisti e territori, e nella struttura del Movimento, che è diventato grande in fretta. Ho proposto pubblicamente undici punti, che mi fa piacere riassumere qui come base di partenza per una discussione che mi auguro sarà plurale e costruttiva. Innanzitutto auspico che ci siano quanti più profili “pubblici” possibile fra gli iscritti a Rousseau.

La legge sulla privacy assicura riservatezza per chi voglia mantenersi anonimo, ma va spiegato agli iscritti quanto sia utile essere riconoscibili agli altri e agire in assoluta trasparenza, dato che il voto su Rousseau è decisivo per le nostre scelte. Vorrei che non avessimo più un Capo Politico unico – non ha funzionato, prendiamone atto – ma una struttura direttiva collegiale con undici membri eletti dagli iscritti, e strutture locali (provinciali e regionali) anch’esse scelte dalla base, che velocizzino le decisioni. È necessario prevedere che tutti i portavoce spendano almeno tre giorni al mese sui territori, poiché una delle prime ragioni della disaffezione è lo scollamento fra attivisti ed eletti.

Vorrei confermassimo in aeternum il limite dei due mandati per sindaci, portavoce regionali, nazionali ed europei. Propongo la creazione di sedi territoriali fisiche, segno non di tradimento, ma al contrario di maturazione e crescita: la rete non ci basta più, e sedi del Movimento libere e aperte ai cittadini, sarebbero la miglior risposta alla degenerazione dei CAF, oggi “votifici” simbolo di clientelismo. Auspico il ritorno dei meet-up riuniti in reti provinciali, e la creazione di reti tematiche di cittadini coordinati dai facilitatori nazionali: quanto sarebbe utile se ogni medico, insegnante, avvocato, etc potesse contare su una rete del Movimento cui chiedere aiuto e a cui portare le proprie proposte?

Propongo infine che i probiviri siano scelti fra personalità esterne al M5S, e che parte delle restituzioni (che tutti dovranno versare) venga impiegata per sostenere le spese locali. Infine il punto più importante, quello lasciato vuoto per le proposte della base, che mi ha già fatto pervenire tante buone idee, la più importante della quale finora è la fondazione di una struttura giovanile del Movimento, mio antico progetto mai realizzato che riprendo volentieri. Sono solo idee, naturalmente, ma oggi più che mai serve confrontarsi su idee, e farlo con unità e spirito costruttivo. Le guerre per bande finiscono sempre male: mi auguro che tutti i miei colleghi, gli attivisti e qualunque italiano di buona volontà voglia partecipare al dibattito senza distruggere -per rancori o velleità personali- la nostra casa comune, che è poi la più importante e rivoluzionaria esperienza politica degli ultimi 30 anni.

(L’Autore è Europarlamentare M5S)