Ma quale M5S a pezzi. Lo strappo sugli 007 si sta già rimarginando. Alcuni dissensi non sono una novità. Ma servono gli Stati Generali

di Giuseppe Vatinno
Politica

Il passaggio senza problemi della fiducia al Dl Covid alla Camera, che ora passa al Senato, stronca le valanghe di ricostruzioni fantasiose e retroscena al veleno sulla frattura ormai non più ricomponibile all’interno dei Cinque Stelle. Fiducia che sette deputati non hanno votato senza giustificazione, ma questo può è lo strascico minore dopo l’incidente di percorso. Pietra dello scandalo era questa volta il contenuto di una parte del decreto legge dove si consente la proroga delle nomine dei vertici dei Servizi segreti: Dis, Aise e Aisi. Norma che ha scatenato una cinquantina di parlamentari pentastellati, guidati da Federica Dieni, che si sono scagliati con un emendamento soppressivo a sua volta vanificato dalla fiducia posta dal premier Giuseppe Conte tramite il ministro dei Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

IL CASO. Diciamo subito che il dissenso è legittimo e che può esserci in una decisione che è percepita come inusuale e non di comune prassi ed in tale ottica va rispettato e che quindi quanto accaduto va notevolmente ridimensionato ed inquadrato nel suo contesto appropriato. Si tratta di problemi interni al Movimento che però non vanno sottovalutati, sempre comunque nell’appropriato dibattito democratico che è il contenitore ideale di queste istanze. Se però – è solo un’ipotesi – si è inteso dare, da una parte della maggioranza, una sorta di “segnale” ai capi e al premier Conte, per poi approdare a qualche forma di boicottaggio concreto al Senato, il conto non solo è sbagliato, ma è pericoloso principalmente per chi lo ha proposto.

Infatti, in questa situazione eccezionale, con l’autunno alle porte che intensificherà le problematiche della pandemia e le sue ricadute non solo sanitarie, ma anche economiche ed occupazionali, non è il momento di forme eclatanti di protesta. Detto questo resta però un problema di governabilità interna del Movimento. Vito Crimi (nella foto), finora, ha ben guidato una fase difficile, complessa, ricca di insidie e trabocchetti, ma adesso deve dare anche un segnale forte di presenza perché la tecnica di ignorare quello che accade non sempre funziona in politica. Nei pentastellati c’è fermento – e questo ripetiamolo ancora una volta non è in sé non è negativo, anzi! – ma occorre convogliare in senso positivo queste energie democratiche anche per non fare il gioco di chi da fuori cerca di dividere e separare per indebolire il Movimento.

I Cinque Stelle hanno diverse anime e per cui la discussione anche in termini aspri è del tutto fisiologica. Per questo è necessario che si addivenga ad un chiarimento politico condiviso. Ad ottobre dovrebbero esserci i famosi Stati Generali, rinviati causa emergenza virus, ma ora ci siamo e i conti occorre farli per non trovarsi impreparati dopo. E quindi non solo Crimi batta un colpo, ma lo battano anche Di Maio – che effettivamente è tempestivamente intervenuto a smentire qualsiasi suo coinvolgimento avallato da un articolo su la Repubblica – e soprattutto Beppe Grillo che è il garante del Movimento. In questa ottica, proprio l’occasione “congressuale” può essere anzi una opportunità di rinascita democratica in cui diverse voci si confrontino lealmente e costruttivamente sul futuro per trovare una sintesi che inglobi tutte le diverse sensibilità fin qui mostrate.