Mafia Capitale, i tentacoli del sistema sull’emergenza casa. Sequestrati 100 milioni all’imprenditore Guarnera

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Continuano a muoversi i fili dell’inchiesta su Mafia Capitale e oggi è arrivato un altro colpo della Procura al presunto clan guidato dall’ex Nar Massimo Carminati. Un patrimonio da 100 milioni di euro è stato sequestrato dalla Guardia di finanza di Roma a Cristiano Guarnera, considerato dagli investigatori “parte integrante” della cupola romana. Guarnera, secondo l’accusa, avrebbe messo a disposizione dell’organizzazione mafiosa capeggiata le proprie imprese nel settore dell’edilizia. Secondo gli investigatori, alcune delle imprese riconducibili a Guarnera sarebbero state coinvolte per soddisfare le esigenze connesse al piano di “emergenza abitativa”, nella cui gestione erano inserite le cooperative di Salvatore Buzzi. Il provvedimento di sequestro riguarda, tra l’altro, quote societarie, 178 immobili, 3 terreni, una imbarcazione da diporto, dieci tra auto e motoveicoli, disponibilità finanziarie, intestate a Guarnera e terzi interessati.

IN LIBERTÀ
L’associazione di stampo mafioso, ipotizzata dalla procura di Roma nell’inchiesta su “Mafia Capitale”, supera ancora una volta il vaglio del tribunale del riesame anche se un indagato eccellente, Riccardo Mancini, l’ex ad di Ente Eur, ritenuto il collegamento politico tra il gruppo che ruotava attorno alla figura dell’ex Nar, Carminati, e l’ex sindaco Gianni Alemanno, torna in libertà. Il tribunale del riesame ha disposto la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Flavia Costantini e disposto l’immediata scarcerazione di Mancini, che era detenuto nel carcere di massima sicurezza di Teramo. Solo le motivazioni consentiranno di capire se a carico di Mancini siano venute meno le esigenze cautelari o se a livello indiziario non ci sia prova della partecipazione all’associazione di tipo mafioso contestata al manager perché ritenuto “pubblico ufficiale a disposizione del clan”.

IN CELLA
Resta in carcere, invece, con l’aggravante mafiosa già attribuita a Carminati, il presidente della Cooperativa “29 giugno” Buzzi. Il tribunale del riesame, complessivamente, ha mantenuto inalterate le posizioni cautelari che gravano su altri indagati. Dal canto suo, il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha detto che “per anni sulla Capitale ha speculato una criminalità mafiosa di tipo diverso rispetto a quella che siamo abituati a conoscere e a rappresentare, ma che, al di là delle connessioni, che pure ci sono, con le 4 mafie storiche, ha un’identità di `metodo´ con le mafie tradizionali”. Per l’ex procuratore nazionale antimafia “sarebbe un errore grave sottovalutarne la pericolosità e sminuire il tutto a qualche episodico caso di corruzione o criminalità comune. Temo che il fenomeno sia molto più diffuso di quanto non appaia”, ha concluso.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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