Manager e banchieri indagati per usura bancaria. C’è anche il nome del ministro degli Affari Europei Paolo Savona. Ma “è un atto dovuto” anche secondo l’avvocato della società presunta vittima che ha denunciato i fatti

dalla Redazione
Cronaca

Per la serie sbatti il mostro in prima pagina (anche quando il mostro non c’è), ieri diversi giornali online hanno dato grande enfasi alla presenza del ministro per gli Affari europei Paolo Savona in un’indagine in corso a Campobasso, con la pesante accusa di usura.

L’inchiesta che riguarda una serie di parchi eolici tra il Molise, Puglia e Campania, coinvolge anche la banca Unicredit, di cui all’epoca dei fatti contestati Savona era ai vertici per effetto della fusione con Capitalia (l’economista era presidente della Banca di Roma). Si tratta quindi di null’altro che un atto dovuto, ma questo è bastato per alzare il polverone. L’iscrizione del ministro nel registro degli indagati, resa pubblica dalla richiesta di proroga delle indagini fatta dal pm che gestisce l’inchiesta, si basa sul fatto che la banca avrebbe applicato tassi d’interesse troppo alti ad alcuni imprenditori, sconfinando appunto su quel livello che è definito da usura.

Ovviamente dal ministro non è arrivato alcun commento, ma fonti a lui vicine hanno fatto presente che all’epoca dei fatti Savona non aveva nessun tipo di competenza sui tassi d’interesse applicati dalla banca e meno che mai in specifiche operazioni di tipo creditizio che sono l’oggetto del contendere. Si tratterebbe insomma di sostenere che i vertici di una banca conoscano tutte le migliaia di operazioni autorizzate agli sportelli. Ciò nonostante la Procura che segue l’indagine ha ritenuto in questa fase di includere nell’inchiesta tutti i manager della Banca di Roma e del gruppo, dal 2005 fino al 2013.

Oltre a Savona, si tratta di Alessandro Profumo, ora alla guida di Leonardo (ex Finmeccanica), Fabio Gallia, che proprio ieri è stato sostituito nella poltrona di amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti, e a quanto pare Aristide Canosani (già sindaco di Ravenna), Franco Bellei della CariModena, Alessandro Cataldo, Giovanni Chelo, Antonio Ciarallo, Giuseppe D’Onofrio, Cesare Farsetti, Paolo Fiorentino (ora contestato amministratore delegato di Banca Carige), Federico Ghizzoni, Luca Majocchi, Edoardo Massaglia, Roberto Nicastro, Dieter Rampl, Francesco Antonio Ricci, Rosario Spatafora, Nicolangelo Testa, Adolfo Toti, Giuseppe Vita.

I PRECEDENTI FALLITI
Tutta la vicenda nasce dalle accuse della società Engineering srl, che fa capo ai fratelli Pietro ed Angelo Santoro, ex presidente dell’Acem Molise e vice presidente dell’Associazione nazionale imprese edili manifatturiere. La società con un fatturato milionario fino a qualche anno fa, con sede a Campobasso, in passato ha realizzato diversi e importanti parchi eolici anche per conto della Erg della famiglia Garrone. La società nel 2017 ha denunciato una situazione a suo dire illecita, sostenendo di aver dovuto necessariamente sottostare ai tassi fuori mercato imposti dalla banca. Accuse dalle quali è scaturita l’inchiesta penale che adesso impone di indagare i vertici della banche per via del loro ruolo di controllo e garanzia, anche se in altre vicende giudiziarie analoghe è poi arrivato il proscioglimento per tutti.