La Manovra è legge. Comuni, malati, Ilva di Taranto e taglio alle slot: così vanno in fumo milioni di promesse

di Paola Alagia
Politica

Sembra un paradosso ma è tutto vero. Da un lato, infatti, il voto referendario ha bocciato la riforma costituzionale Renzi-Boschi e quindi anche la fine del bicameralismo, ma dall’altro il Senato ha approvato la legge di Bilancio così com’è arrivata dalla Camera. Senza spazio e tempo per le modifiche, proprio come se il bicameralismo fosse stato cancellato.

D’altronde il premier Matteo Renzi ha accettato la richiesta del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, di congelare le sue dimissioni proprio in cambio di un iter rapido della manovra a Palazzo Madama. Detto fatto: già oggi era atteso il voto di fiducia dell’articolo 1 del ddl dell’ex finanziaria. L’esame del provvedimento è cominciato immediatamente, tanto che il voto finale sul testo è arrivato intorno alle 14,30. Un colpo d’accelerazione che, però, rischia di lasciare per strada tutta una serie di modifiche rimandate proprio nel passaggio al Senato.

Risorse attese – E così, tanto per cominciare il Fondo per la non autosufficienza rischia di non subire ritocchi al rialzo. Nonostante le promesse del ministro del Lavoro in persona. Giuliano Poletti, anche in seguito alle proteste soprattutto dei malati di Sla, si era impegnato a presentare un emendamento di modifica alla legge di Bilancio nella fase di discussione del Senato. L’obiettivo era quello di innalzare il budget del Fondo dagli attuali 450 milioni a 500 milioni all’anno. Ma non è la sola misura che rischia di risolversi in un nulla di fatto per effetto dell’approvazione lampo della manovra. Con buona pace del Governatore della Puglia, Michele Emiliano, stessa fine è destinato a fare pure l’emendamento dei 50 milioni per il potenziamento dell’assistenza  sanitaria nella città di Taranto, saltato alla Camera ma con la garanzia di essere recuperato al Senato.  E che dire del taglio del numero delle new slot dagli esercizi commerciali? La promessa era un taglio del 33% delle macchinette e tale rimarrà.

Tra l’altro sempre la maggioranza si era ripromessa di esaminare al Senato tutto il pacchetto dedicato al rifinanziamento e allargamento degli incentivi fiscali per la ristrutturazione e riqualificazione energetica degli edifici.

Incapienti a bocca asciutta – In questa partita a rimanere a bocca asciutta, nonostante i proclami del ministro dell’Economia Padoan, saranno soprattutto gli incapienti per i quali era allo studio una correzione in grado di consentire loro l’accesso al credito d’imposta sulle spese per ristrutturare parti comuni di condomini, finalizzati alla riqualificazione energetica ma anche alla prevenzione antisismica. Neanche gli istituti di credito, però, stavolta saranno graziati: sfumato, infatti, anche l’intervento a favore della rete mutualistica interna al sistema bancario con le correzioni, su input di Bankitalia, al finanziamento del Fondo di risoluzione. Gli istituti speravano ancora di vedersi spalmare il versamento del contributo addizionale al fondo, ampiamente ridotto dopo il crack dei 4 istituti, Carichieti, Banca Etruria, Banca Marche e Cariferrara.

L’approvazione lampo  della manovra,  inoltre, si porterà sulla coscienza anche le promesse fatte agli enti locali con la partita aperta sulla ripartizione dei fondi per regioni, comuni, province e città metropolitane. Un capitolo che alla Camera era stato bypassato in nome di una trattativa in corso con l’Anci. Proprio l’Associazione dei comuni, a questo punto, rischia di rimanere con un palmo di naso. Non a caso ieri si è fatta sentire auspicando “un decreto legge che contenga la soluzione ai nodi ancora aperti”, dall’eliminazione dei tagli per Province e città metropolitane all’innalzamento del turn over nei comuni.