Banche e assicurazioni non bastano più. Ora il governo guarda anche altrove per finanziare la Manovra. Lo fa il vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, che chiama direttamente in causa Cassa depositi e prestiti. Rivelando le reali intenzioni dell’esecutivo, che punta a farsi finanziare la prossima legge di Bilancio – non scordiamolo mai: quella prima del voto delle politiche – dalle aziende. Lo Stato, insomma, abdica al suo ruolo, evita di prendersi la responsabilità di nuove tasse per finanziare altre misure e chiede ai privati di correre in suo soccorso.
Il contributo di 5 miliardi per la Manovra, spiega Tajani, deve arrivare da tutto il mondo della finanza, “compresa Cassa depositi e prestiti”. Non solo banche e assicurazioni, quindi, ma anche “altre realtà”. E non, sottolinea ancora il leader di Forza Italia, in ottica punitiva, “non colpendo i cosiddetti extraprofitti”. Tajani vorrebbe quindi una forma diversa dalla tassazione degli utili, come, per esempio, un contributo. Lo stesso, per esempio, chiesto alle banche lo scorso anno con un accordo triennale. Che, evidentemente, non basta e porta gli istituti a sentirsi traditi dal governo.
Il concetto lo esprime con chiarezza l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ricordando l’accordo triennale siglato l’anno scorso: “Io ci ho creduto”, dice. Ma ora, evidentemente, qualcosa è cambiato. Messina invita quindi il governo a valutare il contributo di altre aziende con utili “superiori ai 500 milioni” e che magari hanno “tassi di crescita del 70% e fino al 200% mentre con le banche quest’anno siamo al 5-10%”. In più, ricorda ancora Messina ribadendo le perplessità del suo settore, c’è un aspetto che viene spesso ignorato: “A fronte dei 50 miliardi di utili lo Stato Incasserà 25 miliardi di imposte. Gli utili, se ci sono, è perché sono state pagate le imposte. Quest’anno 25 miliardi di euro di spesa pubblica sarà finanziata dalla banche”. Ma al governo non basta.
Manovra, l’altra emergenza: l’appello delle Regioni sulla sanità
Nella discussione sulla Manovra si apre poi un altro fronte e a farlo sono le Regioni a guida del campo largo: i presidenti di Emilia-Romagna, Umbria, Sardegna, Toscana, Campania e Puglia rivolgono un appello al governo, chiedendo di ascoltare il ministro della Salute. Orazio Schillaci, infatti, ha chiesto almeno 5,5 miliardi di euro aggiuntivi per il Fondo sanitario nazionale da finanziare attraverso la Manovra. Ma, ricordano i presidenti Michele de Pascale, Stefania Proietti, Alessandra Todde, Eugenio Giani, Roberto Fico e Antonio Decaro, finora si parla solamente di due miliardi e mezzo di euro, stando al Documento programmatico di bilancio. Troppo poco, perché – ribadiscono i presidenti – “la Sanità va messa al centro della prossima Finanziaria”.