Il Documento programmatico di bilancio è stato trasmesso alla Commissione europea e al Parlamento. Approvato martedì dal Consiglio dei ministri, il Dpb conferma gli obiettivi del Documento programmatico di finanza pubblica e anticipa la struttura della prossima Manovra. Ma, dietro l’annuncio di interventi per famiglie e imprese, emerge un’impostazione distante dalle esigenze reali del Paese: più risorse alla difesa, misure energetiche ancora vaghe e coperture costruite su tagli ai ministeri, contributi del settore finanziario e maggiori entrate dai giochi. Vale a dire tagli e tasse.
Una Manovra light di tagli e tasse. Al riarmo il doppio della Sanità
Il governo rivendica di porre “al centro della politica di bilancio” la tutela del potere d’acquisto, soprattutto per le famiglie più fragili, oltre al sostegno alle imprese e agli investimenti. Le tabelle indicano per famiglia e spesa sociale risorse pari allo 0,21 per cento del Pil, circa 5 miliardi. Ma la difesa assorbirà lo 0,19 per cento del Pil, 4,5 miliardi: quasi il doppio dei 2,4 miliardi destinati alla sanità, pari allo 0,1 per cento del Pil. Uno squilibrio politico evidente, in un Paese in cui liste d’attesa, difficoltà delle famiglie, precarietà e perdita di potere d’acquisto restano emergenze quotidiane.
Misure vaghe e in divenire
Il Dpb conferma inoltre il ricorso alla clausola nazionale di salvaguardia per finanziare maggiori spese in difesa e sicurezza energetica. Attraverso gli spazi di flessibilità previsti dalla clausola, il governo punta a mobilitare risorse fino allo 0,6 per cento del Pil, circa 14,4 miliardi. Una scelta che rischia di consolidare la crescita della spesa militare e di vincolare i conti pubblici anche negli anni successivi, mentre per i servizi essenziali non vengono indicate risposte altrettanto robuste e strutturali. La stessa formulazione del documento lascia aperti molti interrogativi. “La definizione puntuale degli interventi” che confluiranno nel disegno di legge di bilancio, si legge nel Dpb, dipenderà dagli esiti delle interlocuzioni con le autorità europee sul perimetro della clausola. In sostanza, una parte rilevante delle misure resta ancora da definire.
Cittadini dimenticati
Il governo chiede flessibilità a Bruxelles per difesa ed energia, ma non chiarisce quali saranno le priorità concrete, né come verranno tutelati i cittadini qualora le tensioni internazionali continuassero a scaricarsi sulle bollette e sul costo della vita. Il governo riconosce che lo scenario internazionale continua a incidere sui prezzi dell’energia, sul potere d’acquisto e sulla competitività delle imprese. Tuttavia, le risposte indicate restano generiche: investimenti sulla rete ferroviaria, potenziamento delle infrastrutture pubbliche, interventi su scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici. Per le imprese si parla di contributi agli impianti fotovoltaici, al biometano e alla riconversione degli impianti a biogas.
Sono indirizzi che non affrontano però, nell’immediato, il nodo delle bollette di famiglie e attività produttive, né delineano un piano chiaro per ridurre in modo stabile la dipendenza energetica e i costi. Il rischio è che la sicurezza energetica resti una formula utilizzata per giustificare la clausola di flessibilità, mentre mancano misure concrete, tempestive e verificabili contro il caro energia.
Tagli e tasse
La Manovra prevista per il 2027 vale circa 23,5 miliardi di euro. Le coperture arriveranno dal settore finanziario – ovvero banche (che esprimono grande disappunto) e assicurazioni – chiamato a garantire circa 5 miliardi nel 2027, dai tagli ai ministeri – 1,2 miliardi nel 2027 e 1,9 miliardi sia nel 2028 sia nel 2029 – e dai giochi, da cui sono attesi 718 milioni nel 2027 e nel 2028.
Ritornando all’entità della legge di Bilancio, tolti i 14,4 miliardi di deficit previsti per energia e difesa, al capitolo ordinario conta appena 9 miliardi. Una legge di Bilancio quasi nulla, tra le più leggere di sempre. Il quadro che emerge è quello di una Finanziaria che sceglie di destinare risorse rilevanti alla difesa, rinvia decisioni essenziali sull’energia e scarica una parte delle coperture su tagli e tasse.