Maresca al gazebo di Salvini. Il pm cavalca l’onda anti-toghe. Il candidato sindaco di Napoli per il Centrodestra raccoglie le firme pro referendum

Referendum Maresca
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Continua il tour di Matteo Salvini per raccogliere le firme a sostegno del referendum sulla giustizia promosso dalla Lega e dai Radicali: oggi è la volta di Napoli e al gazebo è stato presente anche il magistrato Catello Maresca, candidato sindaco con il sostegno del centrodestra. Il sostituto procuratore della città partenopea, in aspettativa fino a fine novembre, quando saranno state celebrate le elezioni sia per il primo turno che per l’eventuale ballottaggio, è entrato giovanissimo in magistratura, nel 1999, ad appena 27 anni.

I suoi primi incarichi hanno riguardato il contrasto della criminalità economica per poi approdare nel 2007 alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e in questo ruolo dirigere alcune delle più note inchieste che hanno riguardato i casalesi. In particolare, il suo nome è balzato agli onori delle cronache perché è stato il titolare delle indagini che hanno portato all’arresto del boss Michele Zagaria, il “capo dei capi” della camorra casalese.M

Maresca continua a ribadire che il suo è un “progetto civico”, definendolo “un laboratorio di civismo che raccoglierà le migliori energie per riscattare la città da 30 anni di malgoverno”, ha dichiarato anche ieri, ma intanto correrà coi simboli di partito sebbene per settimane avesse rigettato questa ipotesi e non più tardi di quindici giorni se ne fosse uscito con l’espressione poco elegante “me ne fotto dei simboli”.

E in realtà pure al segretario della Lega sembra importare poco visto che correrà senza il simbolo del partito – ma con un logo con la scritta “Prima Napoli”alle elezioni amministrative. In ogni caso oggi Maresca sarà a fianco del Capitano leghista per cavalcare in campagna elettorale un tema molto caldo in questi giorni, quello sulla riforma della giustizia, tanto più che l’annosa questione delle “porte girevoli” fra magistratura e politica è una questione assai dibattuta. E anche il Csm ha valutato positivamente un intervento di legge che disciplini in modo organico e fissi dei limiti per un magistrato che abbia assunto incarichi elettivi o di governo e voglia poi tornare alle funzioni giudiziarie.

“Lo svolgimento di tali incarichi incide negativamente sull’immagine di imparzialità e di indipendenza dei magistrati e quindi non è compatibile con lo svolgimento delle funzioni giudiziarie”, si legge in un parere del Csm al disegno di legge sulla riforma stessa dell’organo di autogoverno delle toghe e dell’ordinamento giudiziario. E anche nella relazione della commissione ministeriale presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani si prevede che i magistrati non possano candidarsi in politica nella stessa circoscrizione in cui hanno lavorato negli ultimi due anni: non avranno il divieto assoluto di riprendere le funzioni giurisdizionali (come avrebbe previsto il ddl Bonafede) ma lo potranno fare solo cambiando Regione.

Il Csm su questo punto è chiaro: eletto o no, il magistrato non può tornare ad esercitare le funzioni giudiziarie nello stesso distretto dove è stato candidato. “Non sono un magistrato che scappava da qualcosa o da qualcuno o in cerca di altre strade. Sono un magistrato in campo per amore della propria città e per la voglia di affrontare una sfida per il futuro e di dire un giorno a figli e nipoti di averci provato”, ha voluto precisare ieri Maresca, senza però entrare nel merito, da magistrato, sui sei quesiti referendari depositati dalla Lega e dai Radicali che vanno dalla separazione delle carriere tra giudici e pm (un vecchio cavallo di battaglia di Berlusconi) alla responsabilità civile delle toghe in caso di errori giudiziari e al presunto abuso dell’istituto della custodia cautelare.

“Oggi, in Piazza Nazionale – ha poi dichiarato lo stesso Maresca -, ho firmato il referendum promosso dalla Lega e dai Radicali, primo vero segnale sul tema della Giustizia in questo Paese. La riforma del sistema giudiziario è il presupposto per tutto il resto: se vogliamo crescere e andare avanti dobbiamo avere una giustizia rapida, una giustizia giusta. La Lega e Matteo Salvini – ha aggiunto l’ex pm anticamorra -oggi sono a Napoli anche per sostenere un progetto importante di rinascita che coniuga il civismo con la politica sana. Si tratta della testimonianza evidente dell’impegno del governo e delle istituzioni per far ripartire Napoli e lasciarsi alle spalle 30 anni di malgoverno”.