Salvate il soldato Marino. Il sindaco di Roma in fuga negli Usa per stare senza scorta. Era stato minacciato di morte. E sui funerali di Casamonica: “Non c’era un’emergenza per tornare”

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Non finisce di sorprendere il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che ospite su La7 a Otto e Mezzo spiega la sua assenza da Roma nei giorni caldi d’agosto quando per le strade della Capitale sono andati in scena i funerali show di Vittorio Casamonica e quando si discuteva se commissariare o meno il Campidoglio. “Io mi trovavo negli Usa per motivi al di fuori della mia volontà, perché negli ultimi mesi ho ricevuto diverse minacce di morte con lettere scritte a me, a mia moglie e a mia figlia e diverse volte buste con pallottole”, ha detto Marino, “io che ho iniziato il mio mandato andando in bicicletta adesso devo muovermi con tre macchine e 6 uomini di scorta. Io davvero volevo 14 giorni con mia moglie e mia figlia senza girare con le persone armate”.

Entrando nel dettaglio dei funerali show di Casamonica Marino ha affermato che “Non c’era davvero nessuna emergenza. Quello che è accaduto è un funerale in cui una famiglia ha voluto manifestare e spettacolarizzare la morte di un essere vivente per mandare dei messaggi ai vivi e quel giorno, pochi minuti dopo aver appreso la notizia, sono stato informato e siamo intervenuti subito con delle dichiarazioni di condanna”. Ma possibile che nessuno sapeva nulla? Che nessuno è intervenuto per bloccare quanto accadeva? O i Casamonica avevano ottenuto tutti i permessi necessari per mettere in scena quello che è stato messo in scena? Su questo, sinceramente, le giustificazioni del sindaco non sono mai state convincenti. “Come ha detto il prefetto, che è una persona perbene”, ha spiegato Marino, “c’è stata una disfunzione nella comunicazione con le forze di sicurezza e ci sono stati fatti gravi con l’elicottero che ha sorvolato Roma gettando petali di rosa che potevano essere però una sostanza tossica e non è compito del comune né sorvegliare i cieli di Roma o controllare le organizzazioni criminali”.