Marino, un “romano” in America. La Capitale senza capitali lancia un bando per cercare fondi statunitensi

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di Stefano Sansonetti

Il dato di partenza è semplice. Per conservare e valorizzare l’immenso patrimonio archeologico di Roma i soldi scarseggiano drammaticamente. Del resto il bilancio della Capitale, soprattutto a causa delle precedenti gestioni, è sempre in bilico. Così ecco spuntare fuori l’ultima trovata del sindaco Ignazio Marino: provare a raccogliere soldi negli Stati Uniti e portarli a Roma. Tecnicamente si chiama fund raising, che sta appunto per raccolta fondi. Due giorni fa il Comune ha pubblicato un avviso “per la selezione di un soggetto a cui affidare lo svolgimento dell’attività di fund raising in ambito statunitense per conto dell’amministrazione capitolina”. Si tratta, precisa poco dopo il documento, “dell’attività di ricerca e accoglimento di elargizioni liberali finalizzate a specifici interventi di valorizzazione del patrimonio archeologico di Roma, nonché di gestione del trasferimento dei fondi raccolti a Roma Capitale”.

L’OPERAZIONE
Insomma, pare proprio che Marino voglia provare a “catturare” risorse nella patria delle erogazioni liberali. Di sicuro il sindaco di Roma, chirurgo specializzato in trapianto di organi, conosce bene il sistema americano, se solo si considera che ha lavorato nei centri trapianti di Pittsburgh e Filadelfia. E se solo si considera che alla fine degli anni ‘90 ha fondato l’Ismett a Palermo, il primo centro trapianti di fegato in Sicilia, grazie a un rapporto di collaborazione fra l’University of Pittsburgh Medical Center e la Regione Siciliana. Naturalmente quando si parla di donazioni nel sistema statunitense non si può fare a meno di considerare le strategiche incentivazioni fiscali che in quel sistema favoriscono atti di liberalità. Proprio per questo, nell’avviso pubblicato due giorni fa, il Comune cerca soggetti ad hoc. “Al fine di ottimizzare i suddetti processi di ricerca”, si legge infatti nel documento, è necessario avvalersi di un’organizzazione non profit, specializzata nello svolgimento di attività di fund raising, costituita e regolata secondo il diritto statunitense, che possa garantire ai donatori le gevolazioni fiscali” di cui alla legge americana. E a tal proposito viene citata la “Section 501” del “Federal Tax Exemption Status”.

LO SCHEMA
Insomma, il canovaccio è evidente. Per poter trovare finanziatori americani bisogna affidarsi a un soggetto non profit che dia la possibilità di sfruttare appieno le agevolazioni fiscali previste negli Usa per favorire elargizioni e donazioni varie. Per questo l’“intermediario” in questione deve essere un’organizzazione non profit, “costituita e regolata secondo il diritto statunitense”. A questo punto si vedrà. Il documento non fa riferimento a cifre minime che il Comune spera di poter incassare. Dice soltanto che la durata dell’incarico di raccolta fondi durerà un anno a partire dall’affidamento del servizio. Le candidature dovranno pervenire entro il prossimo 28 maggio.

Twitter: @SSansonetti