Mariupol allo stremo, il cessate il fuoco si allontana. Allarme della Nato: la Russia non si sta ritirando, attaccherà ancora

Mariupol
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Il trentaseiesimo giorno di guerra è segnato dalla confusione, dall’eterno dramma di Mariupol e da un cessate il fuoco che si fa sempre più illusorio. A Bruxelles il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg lanciava un cupo avvertimento: “Mosca non si sta ritirando, attaccherà ancora”.

La guerra in Ucraina sta cambiando la sua geografia ma non è finita, come hanno chiarito fonti militari ucraine. Il Paese, mai come in queste ore, appare spaccato. A Leopoli e nell’Ovest le sirene si sono fatte più sporadiche. Mentre a Odessa e Mykolaiv, nelle stesse ore, gli allarmi anti-aereo hanno continuato a suonare. Nell’Est e nel Nord dell’Ucraina, invece, sono piovuti ancora i missili.

A Chenihiv ad essere colpito è stato un convoglio di autobus con volontari. Nel frattempo due forti esplosioni, una attorno alle 15 e l’altra alle 19.30 sono state udite nella zona nord di Kiev, non lontano quindi dalla città liberata di Irpin. Ad Est, sul terreno, la situazione resta drammatica. Su Mariupol, invece, regna il silenzio.

La Croce Rossa Internazionale pronta a guidare le evacuazioni da Mariupol a partire da oggi

La Croce Rossa Internazionale si è detta pronta a guidare le evacuazioni da Mariupol a partire da oggi, a condizione però che ci siano le necessarie condizioni di sicurezza. E il ministero della Difesa russo annuncia per questa mattina nuovi corridoi umanitari per le evacuazioni da Mariupol, spiegando che sono stati decisi dopo un “appello personale” a Vladimir Putin dei leader di Francia e Germania.

In Occidente cresce lo scetticismo sulla volontà di Mosca – che nel frattempo ha vietato l’ingresso nel Paese ai leader Ue – di mettere in campo la tregua. “Si stanno riorganizzando per prendere un terzo dell’Ucraina”, ha avvertito il premier polacco Mateusz Morawiecki facendo eco alle parole di Stoltenberg, secondo il quale Mosca “non si sta ritirando ma anzi vuole rafforzare la sua operazione militare in Donbass e mantenere la sua pressione su Kiev. Ci possiamo dunque aspettare altre azioni militari e ancora più sofferenza”.

Tesi confermata dall’ingresso, secondo fonti locali, di ingenti forniture militari russe nella regione di Lugansk. Mentre più di 35 Paesi alleati si sono impegnati a inviare veicoli corazzati e altre munizioni di artiglieria all’Ucraina per respingere gli invasori, secondo quanto ha annunciato Londra. Sempre in bilico tra la speranza di un cessate il fuoco e l’ombra di una spaccatura dell’Est dell’Ucraina dal resto del Paese.