Via le mascherine a luglio. Salvini rimedia un’altra sberla. Il leader della Lega voleva togliere subito l’obbligo all’aperto. Ma Draghi lo ignora e in Cdm non se ne parla

mascherine Salvini
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Un Salvini più di lotta che di governo, agitato per i sondaggi in continua discesa a cui corrisponde specularmente una crescita costante dell’alleata/rivale Meloni, prova recuperare terreno e torna alla carica con il premier Draghi – con il quale ha avuto ieri un faccia a faccia – cavalcando, ora che il coprifuoco è stato spostato e non è più un tema “caldo”, altri due argomenti di sicura presa ‘pop’: lo stop all’obbligo delle mascherine all’aperto e l’ipotesi di proroga dello stato di emergenza.

Come si intuisce, tematiche che ben si inseriscono in uno schema ormai collaudato: da una parte le decisioni del governo, le posizioni degli irriducibili aperturisti. O di chi dall’opposizione, giustamente, può avere posizioni non sempre in linea con le scelte dell’esecutivo (e non è il caso della Lega che della compagine governativa fa parte). Ma pure stavolta gli è andata maluccio: nel Cdm di ieri di mascherine non ne se è parlato e neppure della fine dello stato di emergenza, tanto che il leader della Lega, dopo aver visto il premier a Palazzo Chigi, ha messo preventivamente le mani avanti: “Con Draghi abbiamo condiviso la necessità di fare quello che sta facendo tutta Europa, ossia togliere l’obbligo di mascherina all’aperto, spero già da domani: se non nel Consiglio dei ministri di oggi (ieri, ndr), nel prossimo io spero ci sia questa scelta”.

E ancora: “Draghi non mi ha dato una data ma penso sia d’accordo con me… C’è una riunione del Cts domani (oggi, ndr) spero che ci sia una risposta chiara anche sulle discoteche”. Ma anche in questo caso, nulla da fare: nella riunione di oggi del Comitato tecnico-scientifico all’ordine del giorno non figura il tema dell’abolizione dell’obbligo di mascherina all’aperto, su cui evidentemente agli esperti del Cts non è stato ancora chiesto formalmente un parere. Avendo dunque capito la malaparata, Salvini rilancia subito sul tema fisco: “Passa la proposta della Lega: estate senza cartelle esattoriali, ora lavoriamo su saldo e stralcio e rottamazione. È una boccata d’ossigeno per 18 milioni di italiani, che in un momento di reale difficoltà come questo rischiavano di ricevere 163 milioni di cartelle”.

Insomma, è evidente che per quanto il leader della Lega proclami a ogni piè sospinto l’assoluta sintonia col premier (anche ieri l’incontro è stato definito “utile, positivo e costruttivo: c’è sintonia sulle riforme, dal fisco alla giustizia, c’è sintonia sostanzialmente su tutto”) i fatti poi dicono altro: il Salvini battagliero per rincorrere FdI non solo non ottiene gli effetti sperati ma crea anche malumori fra i suoi stessi ministri, costretti a fare buon viso a cattivo gioco, e fra gli esponenti politici dei partiti che sostengono la maggioranza. Certo non sarà piaciuto né al premier e né a tutti gli altri il solito sondaggio lanciato da Salvini su Instagram (senza alcuna valenza statistica, dunque) nel quale la domanda retorica “Ho chiesto a Draghi di togliere l’obbligo delle mascherine all’aperto, sei d’accordo?” ha ovviamente registrato il 79% di risposte a favore.

Con il dem Francesco Boccia che parla esplicitamente di propaganda: “Fare propaganda alterando la realtà, è segno dei tempi che viviamo. Molto probabilmente oggi (ieri, ndr) il presidente Draghi, che fa un lavoro paziente, avrà spiegato a Salvini cosa sia lo stato di emergenza e perché è inevitabile che vada oltre il 31 luglio e non ha nulla a che vedere con la limitazione delle libertà individuali di cui, per fortuna oggi, non c’è più bisogno. Basta con le mascherine? Saremo tutti d’accordo appena lo diranno i medici, fu così anche l’anno scorso; ma forse dovrebbe dire fate tutti i vaccini anziché fate come vi pare”.