Massima determinazione nella lotta alle mafie. Bonafede: “Non vi fu alcuna interferenza diretta o indiretta nella nomina del capo dell’amministrazione penitenziaria”

dalla Redazione
Politica

“La linea di azione che ho seguito come ministro della giustizia è stata e sarà sempre improntata alla massima determinazione nella lotta alle mafie. Basta semplicemente scorrere ogni parola di ogni legge che ho portato in approvazione in questi due anni, fino all’ultimo decreto legge che impone il coinvolgimento della Direzione Nazionale e delle Direzioni Distrettuali Antimafia sulle richieste di scarcerazione”. E’ quanto ha detto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, nel corso del question time alla Camera, a proposito dello scontro con l’ex pm di Palermo Nino Di Matteo e delle scarcerazioni dei boss in seguito all’emergenza Coronavirus.

“Nel giugno 2018 – ha aggiunto il Guardasigilli – non vi fu alcuna interferenza diretta o indiretta nella nomina del capo Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Nelle normali interlocuzioni per la formazione della squadra – ha spiegato ancora il ministro della Giustizia -, avevo intenzione di coinvolgere il dottor Di Matteo conoscendo il suo profilo professionale e la sua carriera come magistrato antimafia. Per questo pensai a due ruoli per lui: o il vertice dell’amministrazione penitenziaria oppure un ruolo equivalente alla posizione ricoperta da Giovanni Falcone a seguito di riorganizzazione. Mi convinsi che questa seconda opzione fosse la più giusta perché avrebbe consentito a Di Matteo di lavorare in via Arenula al mio fianco. Inoltre ritenevo che questa decisione avrebbe consegnato un messaggio chiaro e inequivocabile per tutte le mafie. Come è ormai noto non ci furono i presupposti per realizzare l’auspicata collaborazione”.

“Anche con riferimento alla recente nomina del nuovo capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – ha spiegato ancora Bonafede – ho seguito mie valutazioni personali nella scelta la cui discrezionalità rivendico. Ogni altra ipotesi o illazione emersa nel dibattito politico di questi giorni è del tutto campata in aria perché, come risulta anche dalla ricostruzione temporale dei fatti, le dichiarazioni di alcuni boss erano già note al ministero dal 9 giugno 2018, quindi ben prima di ogni interlocuzione da me avuta con il diretto interessato”.

Il ministro della Giustizia, nel corso del question time, ha annunciato alla Camera che è in cantiere un decreto legge “che permetterà ai giudici, alla luce del nuovo quadro sanitario, di rivalutare l’attuale persistenza dei presupposti per le scarcerazioni di detenuti di alta sicurezza e al regime del 41bis”.