Matteo Salvini torna a battere sui migranti

Giorgia Meloni sfratta nuovamente Matteo Salvini dal ministero degli Interni, dove il segretario della Lega sogna di tornare.

A Palazzo Chigi no. E nemmeno al Viminale. Giorgia Meloni dagli studi di Rete4 sfratta nuovamente Matteo Salvini dal ministero degli Interni, dove il segretario della Lega sogna di tornare semmai non accadesse il miracolo di superare l’alleata di Fratelli d’Italia.

SECONDO GIORNO DEL LEADER DELLA LEGA SALVINI A BARI

Una pressione che la leader del partito dato al momento come più forte nel Centrodestra continua ad esercitare su un concorrente che in modalità “campagna elettorale” è pur sempre un trascinatore. Soprattutto quando può suonare la nota che gli riesce meglio: quella dell’immigrazione.

Dopo il tour in Puglia, Veneto e Basilicata, oggi Matteo Salvini sbarcherà a Lampedusa

Non a caso il “Capitano” come ama farsi chiamare, dopo il tour in Puglia, Veneto e Basilicata, oggi sbarcherà a Lampedusa. Una missione che ha preparato già dalla vigilia con gli attacchi d’ordinanza alla ministra Lamorgese.

“I danni della sinistra sul fronte immigrazione – ha accusa l’ex ministro dell’Esecutivo gialloverde – sono evidenti, e proprio in questi istanti la Lamorgese sta trasferendo 850 dei clandestini ammassati a Lampedusa per nasconderli dai giornalisti che seguiranno la mia visita, annunciando perfino 450mila euro per togliere l’immondizia”.

Ma nella coalizione non è che manchino altri problemi. Certo, si tratta di poca roba davanti alle faide nell’ammucchiata confezionata da Calenda e Letta, ma pure nel campo sovranista c’è sempre da stare allerta, specie fin quando non saranno chiuse le candidature. In grande movimento anche Silvio Berlusconi, ringalluzzito per l’ennesima “discesa in campo”, che ieri ha rispolverato un suo vecchio e fortunato slogan, promettendo “un nuovo miracolo italiano”.

Pure in casa sua però si sente qualche dissapore con il fronte centrista, uscito con le ossa rotte dalla riunione sui collegi. A quanto trapela non saremmo già scintille, tuttavia cresce l’ipotesi, definita dal partito di Cesa, “la strada più praticabile”, che l’Udc presenti una propria lista, distinta da quella di Forza Italia. Il confronto dunque continua, ma i centristi sarebbero costretti ad andare avanti con una lista da soli. Per l’assegnazione di un candidato per ognuno dei 232 collegi in lizza si dovrà aspettare comunque ancora diversi giorni.

Per ora l’unica intesa trovata è sul perimetro del campo di gioco: il tavolo infatti ha terminato di definire l’insieme dei collegi in ordine di difficoltà per la coalizione: ogni circoscrizione elettorale è stata “dipinta” in uno tra due colori: blu quelli favorevoli, rossi quelli ostili. E all’interno di questi due gruppi, tre sfumature.

Tra i collegi accessibili si va dal blu scuro, per quelli blindati, blu intermedio per quelli buoni, blu chiaro per quelli più a rischio. Stessa storia per i collegi in cui il Centrodestra è in minoranza: rosso scuro, quelli impossibili, rosso intermedio quelli difficili, rosso chiaro quelli in cui si è in svantaggio ma sono contendibili.

Piena condivisione anche sul programma comune, la cui stesura definitiva potrebbe vedere la luce molto presto: “Siamo già entrati nella definizione dei contenuti delle diverse aree tematiche – ha detto il Responsabile nazionale dei Dipartimenti di Forza Italia, Alessandro Cattaneo – dal nodo delle tasse – flat tax e cuneo fiscale – sino alla revisione del reddito di cittadinanza. Abbiamo messo a fuoco la nostra linea di politica atlantista estera senza alcun equivoco. Insomma, quattro ore di lavoro molto proficuo. Domani (oggi, ndr) ci rivedremo e cominceremo la stesura di un testo che poi sarà esaminato dai leader per una loro prima valutazione. Insomma, già oggi potrebbe esserci un semilavorato che diventerà definitivo la settimana prossima”.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 15:08
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