Maxibuco sui conti di Roma. Pure qui Marino soffre. Il Tesoro contesta i 350 milioni elargiti ai dipendenti capitolini come trattamenti accessori agli stipendi

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Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, va in difesa pure sul presunto buco da 350 milioni aperto da salari accessori che, secondo il Ministero dell’Economia, sarebbero stati erogati illegittimamente ai dipendenti capitolini. “Nessun salario di nessuno dei dipendenti sarà toccato e nessun euro dovrà essere restituito, né ora né mai”, ha commentato seccamente il primo cittadino, aggiungendo che “questa posizione è stata condivisa con le parti sociali ed è confortata anche da un parere che abbiamo ottenuto dall’agenzia governativa che si occupa di questi aspetti (l’Aran, ndr)”. Marino ha anche escluso che le novità arrivate dal Mef possano far parte di un complotto per convincerlo alle dimissioni: “Assolutamente non si è parlato di questo. Io non credo e non vedo scenari che possano essere preparati da complotti. Si tratta semplicemente di interpretazioni”. Per i tecnici del Comune il ministero semplicemente “resta in attesa di conoscere i provvedimenti adottati al fine di superare i rilievi” manifestati, ma non richiede la restituzione di 350 milioni usati dal Campidoglio per pagamento del salario accessorio. Sulla questione, in ogni caso, la Corte di Conti del Lazio ha aperto un fascicolo di indagine. In base a quanto si apprende il lavoro dei magistrati contabili prenderebbe in esame il periodo che va dal 2009 al 2013. Gli accertamenti sono ancora in una fase iniziale ed è probabile che dureranno alcuni mesi. Tornando a Marino, ieri al sindaco è stato chiesto se si sente ancora sostenuto da Renzi e dal Pd. “Io non ho mai avuto nessuna esitazione”, ha risposto il primo cittadino.

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