Mazzette per lo stadio della Roma. Sarà maxi processo con 16 imputati. Depositate le liste dei testi: ci sono Raggi e Bonafede. In dirittura d’arrivo l’ultima tranche dell’inchiesta

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca Roma

Si è aperto subito con il botto il processo sul cosiddetto sistema Parnasi, quest’ultimo basato sulle mazzette per oliare l’amministrazione comunale. Già perché se tutti si aspettavano la decisione che ha portato alla riunificazione dei procedimenti scaturiti dall’inchiesta sullo Stadio della Roma, passati da tre distinti ad uno solo per complessivi 16 imputati, tra cui spiccano i nomi dell’imprenditore Luca Parnasi (nella foto), del presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito e dell’ex presidente di Acea Luca Lanzalone, probabilmente nessuno si immaginava i colpi di scena che, ieri, si sono susseguiti vorticosamente in aula. Primo fra tutti è stato senza dubbio il momento in cui il pubblico ministero Barbara Zuin, davanti ai giudici dell’VIII sezione del tribunale di Roma, ha pronunciato parole che davvero nessuno si aspettava di sentire.

“Nei prossimi giorni definiremo, con il deposito degli atti, l’ultimo filone della vicenda” ha spiegato il magistrato in relazione all’ultimo stralcio dell’inchiesta in cui, secondo quanto si apprende, sono tutt’ora al vaglio le posizioni di dieci persone alcune delle quali saranno destinatarie dell’avviso di conclusione indagini, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, mentre per altre verrà depositata al gip la richiesta di archiviazione. Si tratta di nomi che sono in qualche modo legati all’imprenditore Parnasi, al presidente dell’Assemblea Capitolina De Vito e all’avvocato Camillo Mezzacapo. Un elenco di nomi tra cui spiccano i nomi dei costruttori Pierluigi e Claudio Toti, entrambi indagati per traffico di influenze (reato valutato dal gip come corruzione) nella vicenda relativa alla riqualificazione degli ex Mercati Generali di Roma Ostiense, e dell’immobiliarista Giuseppe Statuto, finito nel mirino per un albergo nell’ex stazione di Trastevere.

Un faldone in cui risulta indagato anche l’amministratore delegato di Acea Stefano Donnarumma, accusato di corruzione per due sponsorizzazioni, per complessivi 50mila euro, che la municipalizzata stanziò per i concerti di Natale del 2017 e 2018 e che si svolsero all’auditorium di via della Concilazione. Ma questa non è stata l’unica novità perché ieri sono state depositate anche le liste testi di accusa e difesa. Uno sterminato elenco di nominativi tra cui, con grande sorpresa, spuntano sia il nome del sindaco Virginia Raggi che quello del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, quest’ultimo chiamato in causa dalla difesa del presidente dell’Assemblea Capitolina.

Il guardasigilli, all’epoca dei fatti appartenente ai gruppi di coordinamento dei Comuni governati dai Sindaci del M5S, secondo quanto si legge nell’atto, dovrà riferire “sulla posizione del Comune di Roma Capitale per la realizzazione del progetto Nuovo Stadio della Roma e sui tempi, sui motivi e sui soggetti che conducevano la volontà dell’Amministrazione comunale al raggiungimento di una intesa con il Proponente (Eurnova, la società dell’imprenditore Luca Parnasi, ndr)”.