Medici stressati dalle cause

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di Monica Tagliapietra

Così non possono più andare avanti. Fanno un lavoro stressante, lottano costantemente per salvare la vita ai pazienti e devono convivere pure con l’incubo delle denunce. Sono tartassati. Errori o no, si vedono piovere addosso indagini e richieste di risacimento milionarie. E le assicurazioni o li abbandonano o gli chiedono una fortuna. I medici sono allo stremo. Un problema su cui si è acceso un faro dopo la recente polemica tra camici bianchi e avvocati su un video relativo agli avvoltoi della sanità, diffuso dall’associazione Amami.

Terrore quotidiano
I medici italiani hanno ormai quasi paura a entrare in contatto con i loro pazienti. Basta una svista rispetto al protocollo, spesso fatta anche a fin di bene e con il solo obiettivo di dare il massimo a chi è in difficoltà, che rischiano la condanna. In questi giorni lo spot dell’Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente, che rivendica la bontà dell’operato dei camici bianchi e punta il dito contro chi specula sui casi di presunta malasanità, ha scatenato le polemiche. Gli avvocati si sono sentiti accusati e paragonati ingiustamente ad avvoltoi. Quanto accaduto ha però consentito di far tornare l’attenzione sul problema del mancato equilibrio tra il diritto dei cittadini a tutelarsi nel caso in cui subiscano danni dopo l’intervento di un medico e quello di quest’ultimi di poter operare con serenità. Una situazione difficile, come ci conferma Domenico Iscaro, dirigente medico radiologo e presidente nazionale dell’Anaao Assomed, uno dei sindacati maggiormente rappresentativi della categoria. “C’è un pressante e continuo terrore di una denuncia che fa stare in apprensione il mondo sanitario. I medici vivono ormai nella paura”, precisa il dott. Iscaro. Una situazione che rischia di essere la vera causa scatenante di guasti seri. “Un medico che non è sereno è un medico pericoloso – sottolinea il presidente dell’Anaao Assomed. E difficilmente si può essere sereni quando al mattino si esce da casa da stimati professionisti e c’è il rischio di farci ritorno al pomeriggio additati come pericolosi criminali”.

Svenati
Difficilissimo ormai trovare compagnie che assicurino i medici, in particolare gli specialisti più a rischio, come gli ortopedici e i ginecologi. E le poche società che danno ancora coperture chiedono somme elevate, arrivano anche ai 10 mila euro l’anno. Del resto con circa 30 mila indagati ogni dodici mesi, anche se poi le condanne o i risarcimenti sono minime e comunque in linea con quanto accade nel resto d’Europa, troppe sono le somme che le compagnie assicurative devono tenere bloccate per poter fare sconti. Serve un cambiamento. Normativo prima che culturale. “Il sistema deve mettersi sulle spalle l’errore medico e – afferma il dott. Iscaro – come si prende cura di assistere il paziente, deve occuparsi dello stesso paziente per risarcirlo da eventuali danni. Si deve passare soprattutto dalla cultura della colpa a quella dell’indennizzo, senza la ricerca del colpevole”. Non a caso priprio l’Anaao, dal 2008, si sta battendo tanto nelle piazze quanto nelle commissioni parlamentari per arrivare a una legge che dia giuste garanzie a pazienti e medici, facendo sparire l’incubo delle cause. “Ad alcuni colleghi – ci confida il presidente del sindacato – è capitato di essere denunciati per la morte, assolutamente naturale, di ultraottantenni. In tutto questo molti sono infatti i problemi creati da chi specula sulla cosiddetta malasanità”.

In fuga
Un primo, purtroppo brutto, risultato di quanto sta accadendo intanto già l’ha prodotto: i medici evitano ormai le specializzazioni più a rischio, sono più preoccupati mentre lavorano degli aspetti medico-legali che del resto e cercano di limitare il più possibile la loro presenza in pronto soccorso e in sala operatoria. Una sconfitta per tutti.