Mediobanca & C. all’attacco di Cairo. Controfferta dei salotti su via Solferino con il finanziere Andrea Bonomi

di Francesco Bonazzi
Economia

Ma che cosa c’è dentro Rcs che non possa essere lasciato in mani “straniere”, e abituare a tagli draconiani, come quelle di un Urbano Cairo? Dopo aver provato invano per mesi a trovare un cavaliere bianco, Mediobanca estrae dal cilindro il nome di Andrea Bonomi, che in passato aveva già rifiutato ogni coinvolgimento nel gruppo editoriale gravato da oltre 400 milioni di debiti, e chiama a raccolta i principali soci storici di Via Solferino, come Pirelli, Della Valle e Unipol, che in questi anni hanno lasciato affondare l’azienda senza battere ciglio. Una serrata improvvisa e anche costosa, perché l’Opa totalitaria lanciata ieri dalla vecchia guardia vale 0,70 centesimi ad azione, contro gli 0,52 offerti dall’editore de La7, che oltre a tutto non offre soldi, ma azioni della sua Cairo Communication. L’operazione partorita dall’ad di Piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, prevede che Mediobanca ( 6,25%), Diego Della Valle (7,32%), Unipol Fonsai (4,59%) e Pirelli-ChemChina (4,43%) apportino il loro 22,6% del capitale Rcs a una newco che vedrà Andrea Bonomi e la sua Investindustrial al 45%. Il nuovo veicolo finanziario lancerà l’Opa residuale sul 77,4% di Rcs, che ieri in Borsa ha chiuso in rialzo del 16%, ma comunque al di sotto del prezzo offerto dai vecchi soci (0,69 euro per azione). Adesso bisognerà vedere se Cairo, ma soprattutto Intesa Sanpaolo che lo sostiene, deciderà di rilanciare.

SERRATA – Di sicuro c’è che l’ultima manovra di quel che resta dei poteri forti milanesi per difendere il fortino del Corriere della Sera ha un aspetto curioso: è molto più estera di quanto non si voglia far credere. Bonomi ha la residenza in Svizzera, esattamente come Carlo De Benedetti, l’editore di riferimento del gruppo concorrente Espresso-Stampa, e la sua Investindustrial è inglese. Non solo, ma nel comunicato con cui si annuncia l’Opa su Rcs si legge che la newco avrà sede in Lussemburgo. Se l’operazione andrà in porto, forse avremo un Corriere della Sera “libero” di continuare a prendersela contro la “casta” dei consiglieri regionali e dei consorzi di bonifica, spacciati per poteri forti, ma non di puntare il dito sui furboni della domiciliazione fiscale che dettano linee editoriali in Italia e pagano le tasse offshore.

IL RISVEGLIO – L’Opa valuta Rcs 365 milioni di euro, ovvero il 31% in più di Cairo e alla fine è questo che conta. Il nipote della mitica Anna Bonomi, la “Lady Finanza” degli anni Settanta, sborserà 67 milioni. Nella nota con la quale si annuncia l’operazione si legge che “gli offerenti intendono creare un gruppo editoriale di portata internazionale”. Un’impresa che in questi anni non si può dire che sia molto riuscita a Mediobanca & friends, come testimonia il bagno di sangue di Recoletos. E va anche dettto che Bonomi ha dimostrato di essere un grande risanatore di aziende, ma non ha alcuna esperienza di editoria. Altra incognita è la durata del suo impegno in Rcs. Bonomi investe soldi non suoi e anche i milioni che metterà nel Corriere dovrà restituirli con gli interessi ai suoi finanziatori. Che sono in gran parte americani e inglesi, ovvero soggetti che non subiscono il fascino dei salottini milanesi un po’ fanè come quello di via Solferino.