Centri rimpatri in Albania, il negoziato è appena iniziato: ecco perché la propaganda di FdI sul voto europeo non regge

Centri in Albania, il Parlamento Ue ha votato un mandato negoziale, non una legge. E i return hubs non sono la stessa cosa

Centri rimpatri in Albania, il negoziato è appena iniziato: ecco perché la propaganda di FdI sul voto europeo non regge

Il 26 marzo 2026, il Parlamento europeo ha approvato l’avvio di un negoziato. Il governo italiano ha festeggiato come se avesse vinto una guerra.

Fratelli d’Italia ha diffuso un comunicato: “Immigrazione: Ue segue linea governo Meloni”. Sara Kelany, responsabile del dipartimento Immigrazione, ha chiesto alla sinistra il «mea culpa» per aver ostacolato i centri in Albania: chi lo ha fatto ha agito «sulla base di una ideologia che fa l’interesse di una parte e va a discapito dell’interesse nazionale».

Il Parlamento ha approvato un mandato negoziale, non una legge: 389 a favore, 206 contrari, 32 astenuti.

Vitalba Azzollini ha scritto: “Peccato non dicano che quei centri, al momento, non sarebbero conformi alla disciplina Ue vigente, e nemmeno a quella in corso di elaborazione. Ma soprattutto peccato omettano di ricordare che a breve la Corte di Giustizia Ue potrebbe attestare che l’Italia non aveva la competenza a stipulare il Protocollo con l’Albania o, quanto meno, a usare quei centri come Cpr”. Il movente: rilanciare il governo dopo la sconfitta referendaria sulla separazione delle carriere in magistratura.

L’equazione impossibile

I “return hubs” europei sono strutture destinate a soggetti con ordine di espulsione definitivo. Il modello Albania si innesca al soccorso in mare: pre-screening a bordo di navi militari italiane, selezione di uomini adulti da Paesi classificati “sicuri” per decreto, trasferimento a Gjadër senza provvedimento formale di espulsione. Una finzione giuridica assimila quei centri a territorio italiano, ma ospitano richiedenti asilo la cui domanda non è ancora stata esaminata. Fratelli d’Italia ha preso l’esternalizzazione come principio generico e lo ha usato per dichiarare validato il proprio strumento.

Il modello sotto processo

La Corte d’Appello di Roma ha sollevato rinvii pregiudiziali alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Cgue): l’Italia aveva l’autorità legale per firmare quel Protocollo? La domanda richiama la giurisprudenza Aets: quando l’Unione ha adottato norme comuni su una materia, gli Stati non possono stipulare accordi con Paesi terzi che incidano su quelle norme. Il Sistema Comune Europeo di Asilo regola questa materia. La pronuncia è attesa entro giugno. L’avvocata Michela Casorelli ha dichiarato all’ANSA: «È evidente che Meloni parla di sentenze che non ha mai letto».

Il 4 ottobre 2024, la Cgue (causa C-406/22) ha stabilito che uno Stato non può designare come “sicuro” un Paese terzo se tale qualifica non vale per ogni sua porzione territoriale. I tribunali italiani hanno negato la convalida dei trattenimenti per persone da Egitto e Bangladesh. I centri di Gjadër sono rimasti vuoti, a un costo che secondo Azzollini si avvicina a un miliardo di euro, per rimpatri che le associazioni qualificano come “relativamente pochi”. Kelany parla di “interesse nazionale”. Sarebbe utile sapere quale.

Smontare la propaganda non significa assolvere Bruxelles. Il compromesso Ppe-Ecr-ultradestra introduce la detenzione amministrativa fino a 24 mesi per chi non coopera: due anni senza imputazione penale, senza processo. Oltre 250 organizzazioni della società civile hanno definito la proposta un allontanamento dagli standard internazionali. La stessa Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (Fra) ha avvertito che quei centri non possono diventare “zone libere dal diritto”. Il testo non prevede procedure vincolanti per il superiore interesse del minore, autorizzando l’inclusione di famiglie con bambini nelle dinamiche di deportazione extraterritoriale.

Il governo Meloni ha trasformato il voto del 26 marzo in un comunicato stampa. La magistratura e la Corte di Giustizia dell’Unione europea lavorano, nel frattempo, sui fatti. La sentenza arriverà in estate. Quella sarà la vera notizia.