La Destra di Giorgia tratta i poveri come drogati. Meloni shock: gli aiuti targati M5S paragonati al metadone per i tossici

GIORGIA MELONI
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Giorgia Meloni ne ha fatta un’altra delle sue. Era in quel di Napoli a presentare il suo libro Io sono Giorgia che fa l’eco al video trash che imperversava sul web qualche tempo fa e non ce l’ha fatta a trattenersi: “Il reddito di cittadinanza è come il metadone per i tossici, va abolito”.

C’è da dire a sua discolpa che era visibilmente eccitata per l’incontro di qualche ora prima tra il nuovo capo politico dei Cinque Stelle Giuseppe Conte e il premier Mario Draghi (leggi l’articolo). E come il suo personaggio preferito della saga di J. R. R. Tolkien, Gandalf il Grigio, nel Signore degli Anelli ha lanciato l’anatema. Intanto c’è da dire che paragonare un percettore del Reddito di cittadinanza a un tossicodipendente non è un paragone particolarmente azzeccato come ha fatto notare il grillino Iovino, visto che si tratta oltretutto di 3,7 milioni di persone.

Poi c’è da dire che con queste uscite Io sono Giorgia si palesa per quello che veramente è: una nemica del popolo, una nemica dei poveri, un’amica dei ricchi al di là del superficiale strato ideologico legato ad una fantomatica “destra sociale” che di sociale non ha un bel niente. Semplicemente la Meloni se ne frega altamente di chi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, questa la verità. È una destra la sua che è lontana dalla gente, da chi è povero, da chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese perché strozzato da pandemia e debiti.

La sua è invece una destra del bengodi che ha le sue radici al quartiere bene di Roma, quel Parioli romano fatto di discoteche e ricconi che costituiscono l’intelaiatura del suo voto. La frase che ha detto l’ha finalmente smascherata. La Meloni è una che parla di socialità, ma invece mira a tutelare unicamente gli interessi dei ricchi e questo ci deve fare veramente riflettere. Del resto l’ambiguità del termine “sociale” c’era pure con Benito Mussolini nella sua Repubblica di Salò.

Un termine ambiguo che nel Duce era motivato dal suo tradimento di quegli ideali socialisti di cui era stato promotore fino all’entrata in guerra dell’Italia nel secondo conflitto mondiale. Alle persone di destra piace parlare di “sociale”, ma poi il loro agire di sociale ha ben poco. È solo una moda, un vezzo, o peggio ancora un tranello per gli elettori sprovveduti, quelli dei non luoghi delle grandi periferie urbane che sovente la votano in massa.

Quello che Marx chiamava il “sottoproletariato” incapace di discernere anche il proprio tornaconto politico. Giorgia Meloni gode nel mostrarsi nelle vesti di una sorta di pasionaria popolare, Nostra Signora della Garbatella, una che si è dovuta fare da sé, una che ha fatto i mestieri più umili insieme alla sorella per sopravvivere. Se questa narrazione epica fosse vera sarebbe anche peggio, visto che in una botta sola è riuscita ad offendere poveri e malati, che hanno bisogno del metadone per disintossicarsi e che lottano contro il flagello della droga, magari ancora una volta legato alla povertà.

Alla luce di quanto detto speriamo che Io sono Giorgia voglia almeno scusarsi pubblicamente per questa gaffe, può capitare, è successo anche ad altri. Pronunciare queste frasi vuol dire oltretutto fomentare l’odio sociale in un periodo particolarmente difficile per l’Italia, impegnata com’è a fronteggiare emergenza sanitaria ed emergenza economica. Speriamo che la leader di Fratelli d’Italia rifletta seriamente su quanto ha detto e si accorga dei milioni di persone che ha offeso con la sua propaganda.