Meno chiacchiere e più rimpatri. E’ ora che Salvini si dia da fare. Di Stefano (M5S): “L’attentatore di Mirandola non doveva trovarsi qui. E’ responsabilità del Viminale se stava ancora in Italia”

di Carmine Gazzanni
L'intervista

Un incendio di origine dolosa, poi l’esplosione e due persone morte. Gli uffici dei vigili urbani di Mirandola, nel modenese, sono stati dati alle fiamme intorno alle tre di notte. A provocare l’incendio sarebbe stato un giovane straniero, originario del Marocco, con precedenti penali e colpito – invano – da ordine di espulsione. Eppure Matteo Salvini, invece di pronunciarsi sul mancato rimpatrio, ha preferito sui social rilanciare la battaglia contro i porti aperti. “Questo è un esempio eclatante e clamoroso di politicizzazione di un argomento e, soprattutto, di scarico di responsabilità”, risponde a riguardo il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano.

In che senso, sottosegretario?
L’Italia ha ad oggi cinque accordi di rimpatrio. Uno di questi è stato siglato proprio con il Marocco. Se le ricostruzioni fossero confermate – e quindi l’attentatore è un marocchino con precedenti penali – la responsabilità sarebbe unica ed esclusiva del ministro dell’Interno.

Che, a quanto pare, non ha agito.
Mentre ci racconta delle difficoltà di stipulare nuovi accordi di rimpatrio – e lì lo capiamo e ci siamo resi disponibili a collaborare – col Marocco l’accordo già c’è. E dunque l’attentatore non doveva essere in Italia, c’è poco da fare.

Salvini, invece, su Facebook ha detto che è colpa dei porti aperti.
Non è vero. E tra l’altro i marocchini non arrivano con i barconi: avendo un accordo con l’Italia, hanno anche vie facilitate per arrivare in Italia, non hanno problemi di barconi come scritto dal ministro.

La Notizia ha documentato come sui rimpatri Salvini abbia fatto addirittura peggio di Minniti: solo 1.283 da gennaio a metà aprile…
Il problema è proprio quello. Noi stiamo cercando in tutti i modi di dire a Salvini: “va bene farsi la campagna elettorale sui migranti. Però tu nel contratto di Governo hai scritto che rimpatriavi 500mila migranti e in contemporanea bloccavi gli arrivi.

E invece?
Sugli arrivi si sta lavorando bene, anche grazie alla stabilizzazione in Libia su cui ha lavorato in realtà l’intero Governo. Però sui rimpatri io non vedo nulla di nuovo. Bisogna tenere la bocca chiusa e cominciare a lavorare. La faccenda è complessa: bisogna prima scrivere gli accordi di rimpatrio, poi contrattare con i governi in modo bilaterale e farli firmare. E poi iniziare a rimpatriare.

E poi ci sono anche gli accordi già siglati: Tunisia, Nigeria, Egitto, Niger. E proprio Marocco…
Quelli potremmo già cominciare ad espellerli e invece sono ancora sul nostro territorio. C’è bisogno di parlare meno e lavorare di più. Se il ministro dell’Interno fosse più presente al Viminale, su queste cose ci potrebbe lavorare. Spero succeda dopo le elezioni europee.

Lui dice che non si può fare politica dietro una scrivania.
Guardi Di Maio: va tantissimo in giro, ma è tantissimo al Mise e infatti sforna provvedimenti in continuazione. Se non ci sei al Viminale, è inutile dire che gli italiani ti pagano per stare nei porti a bloccare le navi. Quello lo fa la Guardia costiera, non tu.

Crede che Salvini sia un bravo comunicatore ma che, di fatto, poi non faccia nulla di concreto?
Sicuramente Salvini è un buon comunicatore. Però credo che questo atteggiamento gli si stia rivoltando contro: non puoi solo comunicare. Io ricordo una frase che ci diceva Gianroberto Casaleggio: “Fare una cosa senza comunicarla è come non farla” e poi però aggiungeva: “Prima bisogna farla, ovviamente”. Dopo un anno di “abbiamo chiuso i porti” e “abbiamo eliminato il problema dell’immigrazione”, abbiamo ancora tantissima gente a piede libero in Italia che non dovrebbe starci. Gli italiani percepiscono la realtà dei fatti.

Visti questi dissidi, il Governo durerà dopo le elezioni?
Io credo che il Governo abbia vita lunga se tutti cominciano a rendersi conto che bisogna essere determinati su alcuni principi precisi.

Quali?
Innanzitutto la legalità. E poi il fatto che alcuni diritti umani sono invalicabili. Se si accetta questo, credo che ci sia così tanto ancora da fare e così tante proposte in cantiere che il nostro lavoro continuerà.

E sul decreto Sicurezza-bis? Salvini ha annunciato un Consiglio dei ministri per domani.
La convocazione di un nuovo Consiglio dei ministri, e dunque quando e se ci sarà, dipende dai chiarimenti chiesti dal Colle. Il Consiglio ci sarà una volta superati i rilievi tecnici.