Mezzo miliardo di debiti. Profondo rosso al Viminale: il ministero di Alfano non paga nemmeno le bollette

di Carmine Gazzanni
Primo piano

Per fortuna che il Governo pare voglia chiudere Equitalia. Perché altrimenti, chissà, forse una cartella esattoriale sarebbe arrivata pure al Viminale. Una cartella non di poco conto dato che il ministero dell’Interno ha un debito con lo Stato (e quindi con sé) di 17 milioni di euro per tasse accumulate negli anni e ancora tutte da pagare. Ma il bello è che il conto del buco che poggia sul groppone di Angelino Alfano è ancora più vasto, superando il mezzo miliardo. Per l’esattezza parliamo di ben 558 milioni di euro. E dire che l’anno prima il passivo ammontava a 415 milioni di euro. Insomma, nel giro di un anno non solo non si è calmierato nulla, ma il buco si è allargato per ulteriori 143 milioni. Sono, queste, le cifre monstre che emergono da uno degli allegati della relazione, consegnata al Parlamento dallo stesso Alfano, “sullo stato della spesa, sull’efficacia nell’allocazione delle risorse e sul grado di efficienza dell’azione amministrativa svolta dal ministero dell’Interno”. Aldilà dei numeri e dei presunti obiettivi più o meno raggiunti, ciò che salta all’occhio è proprio il pesante indebitamento.

GRANA MIGRANTI – Ma, a questo punto, entriamo nel dettaglio di  numeri e dati. A pesare come un macigno sui conti del Viminale sono le spese sostenute dal ministero per accoglienza e rimpatri, per le quali l’Interno è riuscito a indebitarsi, nel 2015, per 278 milioni di euro, il 49% del totale. Ma c’è da giurare che nel 2016 si riuscirà a fare ancora “meglio”. E a dirlo sono gli stessi tecnici ministerali, che parlano di “dotazioni non adeguate” anche per l’anno corrente, dato che “a fronte di uno stanziamento a legislazione vigente  pari a 300 milioni, la legge di bilancio 2016-2018 ha previsto uno stanziamento pari a 450 milioni di euro”. Il tutto, però, dinanzi a una proposta in sede di previsione ben più alta: 990 milioni di euro, calcolati “in considerazione degli impegni di spesa derivanti dai contratti in essere connessi al flusso migratorio in atto”.

PURE I TELEFONI – Ma non basta. Decisamente abbondanti sono anche le spese per il fitto dei locali che arrivano a toccare i 43, 6 milioni di euro. Senza dimenticare le utenze (39 milioni) e le bollette telefoniche, ancora da pagare, per debiti che toccano quota 40 milioni di euro. C’è, poi, il capitolo riguardante la custodia dei veicoli sequestrati. Forse pochi sanno, ma è proprio questa una delle voci più problematiche per il Viminale. Qui la passività supera i 120 milioni di euro. Tutto frutto di una “massa debitoria” cresciuta negli anni “sia nei confronti dei cosiddetti custodi acquirenti che delle depositerie autorizzate iscritte negli appositi elenchi prefettizi”. Per non parlare, ancora, della manutenzione, ordinaria e straordinaria, degli immobili. Qui il rosso è a quota 12 milioni. E per rientrare i fondi sono stati talmente tagliati che risultano “inadeguati”, si legge nella relazione, tanto che è stato necessario un “ridimensionamento degli interventi  soprattutto di adeguamento alla sicurezza, procrastinandone la realizzazione agli esercizi successivi”. Nientedimeno. Infine, arriviamo al capitolo tasse non pagate, a cominciare da quella per la raccolta e gestione dei rifiuti, per le quali come detto il ministero è in rosso con lo Stato per 17 milioni di euro.

Tw: @CarmineGazzanni