Migranti, dopo Open Arms l’emergenza sono i 356 migranti della Ocean Viking. Prosegue l’inchiesta della Procura di Agrigento: si indaga per omissione di atti d’ufficio

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Dopo lo sbarco anche degli ultimi 83 migranti rimasti a bordo della nave della ong Proactiva Open Arms, la questione migranti continua a tenere banco con un’altra situazione emergenziale, quella della Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranèe che da 11 giorni si trova in mezzo al mare con 356 persone a bordo. Il capo missione, Nick Romaniuk, ha parlato a Repubblica della situazione che si vive sull’imbarcazione: “Qui la vita è in pausa – ha detto – Ma quanto ancora potremo rimanere così? Da noi la situazione è ancora sotto controllo, ma non potremo resistere all’infinito”.

Ciò che i membri della ong e di Medici Senza Frontiere a bordo stanno aspettando è che anche per loro venga deciso un porto sicuro per lo sbarco dei migranti soccorsi in più interventi. “Aspettiamo che qualcuno si decida a darci un porto – continua il capo missione – Non è compito nostro, noi siamo qui per salvare le vite delle persone nel Mediterraneo e non possiamo certo essere noi a decidere dove sbarcarle”, dice Romaniuk spiegando che fino a ora l’unica indicazione arrivata è quella del centro di ricerca e soccorso libico, “ma ovviamente non siamo disponibili a riportare le persone in un paese in guerra. Poi nessuno si è fatto più vivo”.

La frustrazione dell’equipaggio è rivolta soprattutto ai Paesi europei, con il timore che si ripeta il balletto politico che ha trattenuto la Open Arms per 19 giorni in mare: “È del tutto inaudito e inaccettabile che in Europa nessuno dia risposte, che nessuno coordini nulla, che nessuno si faccia carico delle sue responsabilità – continua Romaniuk – Siamo disponibili a portare le persone soccorse in qualsiasi porto ci indicheranno, tranne che in Libia. I Paesi europei non stanno rispettando le convenzioni internazionali da loro sottoscritte che li obbligano al soccorso”. I migranti a bordo, conclude il capo missione, “sono ansiosi, preoccupati. Non capiscono cosa sta succedendo, perché non si scende, perché ci vuole così tanto tempo. Ci raccontano storie di orrori indicibili”.

OPEN ARMS. Dopo l’arrivo sull’isola, nella serata di martedì, del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, che ha disposto il sequestro dell’imbarcazione, è stata di conseguenza ordinata l’entrata in porto di Open Arms. Messo piede a terra, ad attendere i migranti c’erano decine di uomini delle forze dell’ordine e della Guardia costiera che li hanno fatti sottoporre a un breve controllo medico prima di trasferirli nel centro di raccolta con un furgone. La Procura ha aperto un’indagine contro ignoti per omissione e rifiuto di atti d’ufficio. I naufraghi soccorsi dagli operatori della ong spagnola hanno così potuto passare la notte nell’hotspot di Lampedusa, dopo essere stati accolti da un gruppo di turisti e attivisti accorsi al molo per dare loro il benvenuto, con i passeggeri che, stanchi per la lunga permanenza in mare, si sono comunque messi ad applaudire e a cantare per festeggiare la fine della loro traversata. Sul molo commerciale anche il parroco di Lampedusa, Don Carmelo Lamagra, che in questi giorni ha organizzato veglie davanti alla Chiesa San Gerlando in segno di solidarietà. “Ho appena terminato insieme a tre straordinari colleghi, Rocco Billone , Angela Callari e Giuseppe Bordieri, lo sbarco degli ultimi 83 rimasti sulla Open Arms. Sono stati cinque giorni molto difficili e pieni di tensione e amarezze. Grazie a Dio stanno tutti bene, resterà una delle esperienze più intense della mia vita, da oggi mi sento più ricco”, ha commentato il medico di Lampedusa, Francesco Cascio, che ha dato il suo contributo durante lo sbarco degli 83 migranti.

L’INCHIESTA. “Occorre verificare se la situazione emergenziale emersa nei giorni scorsi in seguito alla permanenza per diversi giorni della nave Open Arms a largo delle acque nazionali, e confermata dai medici in occasione dell’ispezione, sia il frutto del rifiuto posto in essere dalle autorità competenti ad emettere i provvedimenti necessari per ragioni di igiene e sanità”. Lo scrive – spiegando di fatto le ragioni dell’indagine per rifiuto e omissione di atti d’ufficio, che è ancora a carico di ignoti, – il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio. “La condotta attiva consiste nell’indebito rifiuto da parte del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio di un atto, indifferibile e doveroso, motivato da ragioni, tra le altre, di igiene e sanità – spiega, nel provvedimento di sequestro preventivo, il capo dei Pm di Agrigento -. La volontà del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio di non voler compiere l’atto dovuto deve essere manifestata – argomenta Patronaggio -, ma la manifestazione può avvenire anche attraverso un comportamento meramente implicito”. Patronaggio ha evidenziato anche “la mancata assegnazione di un porto sicuro alla nave OpenArms, da parte delle autorità italiane, anche in seguito al provvedimento del Tar del Lazio che autorizzava l’ingresso dell’imbarcazione in acque territoriali”. Una situazione che ha determinato l’esasperazione dei migranti a bordo “culminata – sottolinea il procuratore Patronaggio – con il tentativo di numerosi migranti di gettarsi in mare per raggiungere le coste di Lampedusa, anche a costo di mettere in pericolo la propria incolumità e quella degli operatori”.