Migranti, in scena il grande bluff dei porti chiusi

La strenua opposizione allo sbarco dei migranti nel porto di Catania si è conclusa con un nulla di fatto.

Alla fine la domanda che ricorreva di più due giorni fa era sempre la stessa: ma a cosa è servita la posizione del governo sui migranti? Domanda lecita considerando che la strenua opposizione allo sbarco si è conclusa con un nulla di fatto. Tanto fumo per niente.

Migranti, in scena il grande bluff dei porti chiusi

La strenua opposizione allo sbarco dei migranti nel porto di Catania si è conclusa con un nulla di fatto

Perché la verità è una e una soltanto: dopo decine di giorni in mare e dopo una traversata molto spesso nel deserto con tanto di torture nelle carceri libiche (i medici hanno riscontrato in varie visite segni evidenti di tortura), è praticamente impossibile decidere chi sia “vulnerabile” e chi no. Tutti l’avevano capito. Tranne il governo di Giorgia Meloni.

Ma questa storia è segnata da mille falle e mille flop nella gestione della vicenda che – lo diciamo già da ora – ha avuto un solo significato: propaganda politica. Ed è paradossale che, in mezzo ai gravi problemi che toccano il nostro Paese, i due provvedimenti di cui più si è parlato in questo inizio di legislatura siano due provvedimenti appunto propagandistici: prima quello anti-rave e ora questo anti-sbarchi.

Due atti che sono stati smontati nei fatti prima ancora che diventassero operativi. Tutto, come si ricorderà, è nato il novembre, giorno in cui il governo chiarisce la propria linea: possono sbarcare soltanto le persone vulnerabili, tutte le altre no, dunque le navi Ong devono tornare col “carico residuale” (una parola indecente che basterebbe per le dimissioni di un ministro in un Paese civile) nelle acque internazionali.

All’annuncio, com’era prevedibile, è immediatamente seguito un decreto interministeriale. E qui sorge la prima assurdità di questi giorni: l’atto del governo viene firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e dal ministro della Difesa Guido Crosetto. Ed ecco la domanda: perché il ministro della Difesa? Cosa c’entra? Di fatto non era mai successo prima.

E non è un caso: è indice di una visione ben chiara della questione migranti, talmente “critica” per il governo da chiedere la firma anche del titolare del dicastero della Difesa che probabilmente avrebbe altro a cui pensare. Nessun coinvolgimento invece del ministro della Salute Orazio Schillaci. Nonostante si parli della necessità di riscontrare situazioni di vulnerabilità per far scendere i migranti o non farli scendere. Un criterio anche (e non solo) sanitario senza la firma del titolare della Salute. L’assurdo.

Un assurdo, però, a cui ne sono seguiti altri. Il primo screening che ne è derivato è stato fatto male e con una velocità inspiegabile. A denunciarlo nei giorni convulsi prima che scendessero tutti i migranti dalle due navi Ong approdate al porto di Catania è stato Angelo Bonelli: a conti fatti in media le visite sono durate 50 secondi a migrante. Evidentemente troppo poco per capire se ci fossero casi di fragilità.

E infatti sulla Geo Barents si sono “dimenticati” un minore che è rimasto a bordo più giorni del previsto nonostante quella della minore età fosse appunto una delle ragioni per riscontrare vulnerabilità. Non solo: su diverse persone non fatte scendere inizialmente sono stati riscontrati casi di scabbia. Ma non è finita qui: sull’altra nave, la Humaniy1, l’equipaggio ha lamentato la mancanza di un mediatore culturale, tanto che anche in questo caso soltanto al secondo screening (che c’è stato martedì) tutti i migranti sono stati fatti scendere.

E qual è stata allora la posizione della Meloni? Invece di chiedere scusa per una posizione folle tenuta dall’esecutivo, ha deciso di attaccare i medici: “Sui giornali ho letto stamattina titoli surreali, distanti dalla realtà. Ad esempio non è dipesa dal governo la decisione dell’autorità sanitaria di far sbarcare tutti i migranti presenti sulle navi Ong, dichiarandoli fragili sulla base di possibili rischi di problemi psicologici. Scelta, quella dell’autorità sanitaria, che abbiamo trovato bizzarra”, ha detto il presidente del Consiglio.

“La medicina è cosa diversa dalla politica. Bisogna rispettare l’operato dei medici, che hanno agito in scienza e coscienza”

“La medicina è cosa diversa dalla politica. Bisogna rispettare l’operato dei medici, che hanno agito in scienza e coscienza”, ha risposto il presidente della Fnomceo Filippo Anelli. “Nel momento in cui si fa fare una valutazione da parte dei medici – ha detto ancora il presidente della Fnomceo – è chiaro che si risponde ai criteri della medicina e la medicina non può essere considerata una questione politica. Se i colleghi sono intervenuti, hanno valutato il livello di fragilità delle persone secondo le regole della professione medica, ed ogni professionista è autonomo, libero e non deve subire costrizioni o condizionamenti”.

Se la politica “vuole intervenire – ha concluso Anelli – deve farlo attraverso i suoi strumenti, ovvero le leggi ed i decreti e al presidente Meloni rispondo dicendo che si rispettino le decisioni che i sanitari hanno preso perché la valutazione dello stato di salute è cosa diversa dalle scelte politiche in tema di migranti”.

Quello che resta è una storia – questa sì – bizzarra, avvenuta senza motivo apparente. E che ha mostrato lacune enormi nella gestione di un fenomeno drammatico com’è quello dei migranti. E soprattutto ha creato un precedente: prepariamoci ad assistere a nuove pantomime, sapendo però che poi verranno risolte nel giro di qualche giorno.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 17:11
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