L’accelerazione non ha nulla a che vedere con Ceuta. O, almeno, la crisi dell’exclave spagnola in Marocco è soltanto un pretesto per provare a portare a casa un risultato da rivendere in campagna elettorale il prossimo anno, al di là della reale efficacia di iniziative sui rimpatri dei migranti che si sono già rivelate fallimentari, come nel caso dell’Albania.
In vista del Consiglio Ue dei ministri dell’Interno di domani, il piano dell’Italia è quello di rendere più veloci le procedure per attivare i centri di rimpatrio dei migranti al di fuori dei confini dell’Unione, come spiega Repubblica. In sostanza il modello Albania replicato in sede europea e a spese di Bruxelles.
Rimpatri dei migranti, Meloni vuole replicare il modello Albania a spese dell’Ue
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni punta a chiudere le prime trattative entro la fine dell’anno, con la speranza di aprire le strutture, almeno le prime, già a inizio del 2027, ovvero con il voto politico alle porte. Ancora una volta per inseguire Vannacci. Meloni cerca sponda non solo nella Germania di Merz, anche lui alle prese con l’ascesa dell’ultradestra dell’Afd, ma anche nella premier socialista danese Mette Frederiksen.
Alleanza, quella con Copenaghen, che può sembrare anomala ma che si spiega con le posizioni oltranziste dei paesi nordici sulla gestione migratoria. Insomma, Meloni si schiera con chi si è sempre opposto alle richieste di solidarietà arrivate dall’Italia, Paese più esposto agli sbarchi. Intanto l’Italia vorrebbe ritirare fuori il progetto studiato proprio con la Danimarca per un nuovo regolamento sui rimpatri e per la costruzione di centri di rimpatrio in Paesi terzi.
Sui nuovi centri a spesa dell’Ue spingono anche altri Paesi, come Austria e Grecia. Proprio Atene spera di accelerare e chiudere gli accordi entro la fine dell’anno. Resta però da capire dove potrebbero aprire questi centri. C’è chi dice il Ruanda, che ha già fatto qualcosa del genere con il Regno Unito, ma con risultati fallimentari. Si guarda anche all’Uganda, così come a Paesi dell’Est Europa. Con una incognita: a settembre arriverà la sentenza della Corte di giustizia Ue sui due centri albanesi costruiti dall’Italia. Se il modello Albania venisse ridimensionato dai giudici, anche il progetto europeo rischierebbe di affondare.