Milano è tornata nel mirino. Piazza Affari rivede i livelli i più bassi da cinque mesi. Se cade il Paese ellenico il prossimo bersaglio siamo noi

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Il No al referendum greco era annunciato che avrebbe fatto soffrire le Borse. E così è stato, anche se a conti fatti le cose potevano andare peggio. Dopo aver scommesso per mesi su un accordo per salvare la Grecia, adesso lo scenario del default è invece quello più gettonato. Di qui l’ondata di vendite che ha fatto cadere i mercati, con quello di Milano in testa. Il Ftse Mib, il nostro listino principale, ha lasciato sul parterre un altro 4,03%, seguito da Lisbona (-3,8%), Parigi (-2%), Francoforte (-1,5%) e Londra (-0,78%). Con il rischio di una Grexit sempre più concreto e lo spread Btp-Bund si è allargato a 162 punti base.

INCUBO SPREAD
Così l’Italia continua a pagare questa crisi greca. E paghiamo da tutte le parti. La prima è per i nostri crediti alla Grecia – circa 40 miliardi – che rischiano di andare in fumo. La seconda parte dove paghiamo è lo spread, che fa crescere la nostra spesa in interessi sul nostro già gigantesco debito pubblico. E paghiamo per quest’incertezza che blocca gli investimenti. Il mondo economico ha infatti ben presente che se cadrà la Grecia vorrà dire che chiunque può cadere. Italia compresa. Anzi, l’Italia diventa la prima linea della speculazione e c’è da scommetterci che nei prossimi mesi ci sarà da ballare. Uno scenario poco rassicurante per le nostre banche, che infatti ieri hanno registrato una nuova giornata da dimenticare. Le due big – Intesa Sanpaolo e Unicredit – hanno lasciato sul terreno rispettivamente il 6% e il 6,1%. Poca roba rispetto a quanto ha perso Banca Monte Paschi Siena, caduta dell’11,51. Male pure il Banco Popolare (-6,59), Ubi Banca (-6,55) e Mediolanum (-6,55). Ma perdite generalizzate si sono registrate per quasi tutte le aziende quotate: Enel e Telecom Italia hanno ceduto il 4% circa.

POCHI PROGRESSI
D’altra parte, col referendum andato come è andato, per i mercati “aumenta drasticamente il rischio che si scivoli verso un’uscita disordinata della Grecia dall’euro”. Questo per lo meno è quanto scrivono gli esperti dell’Agenzia di rating Fitch un rapporto pubblicato proprio ieri. Un accordo tra Atene e i creditori resta possibile, spiegano gli esperti dell’agenzia, ma c’è poco tempo e sono molto alte le possibilità che le parti non trovino un accordo per quanto le dimissioni di Yannis Varoufakis da ministro delle finanze testimonino della volontà della Grecia di arrivare a un’intesa. Secondo Fitch, la mancanza di progressi e la perdita di fiducia registrate sino ad ora significano che sarà difficile trovare anche un accordo limitato prima del 20 luglio, quando verranno a scadenza bond per 3,5 miliardi. La solvibilità delle banche greche, aggiunge Fitch, “è molto debole” e questo puo’ rendere ancora più difficile per la Bce aumentare i fondi di emergenza.

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di Gaetano Pedullà

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